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Artrosi e benefici dell’Osteopatia

Artrosi e benefici dell’Osteopatia

Zanolli Osteopatia

L’artrosi è una malattia cronica molto diffusa nel nostro paese: l’osteopatia può aiutarti a ridurre lo stato di infiammazione e a ripristinare la corretta meccanica articolare.

L’artrosi o osteoartrosi è una malattia cronica degenerativa che colpisce le articolazioni, caratterizzata dalla progressiva usura della cartilagine che riveste le superfici articolari. 

Questa condizione è anche nota come osteoartrosi o osteoartrite, anche se il termine “osteoartrite” implica una componente infiammatoria che non è sempre presente.

È la seconda malattia cronica più diffusa nel nostro paese: colpisce il 14,8% della popolazione ed è preceduta solo dall’ipertensione, che colpisce il 18,8% della popolazione.

Oggi si ritiene che l’artrosi non interessi solamente la cartilagine, ma tutta l’articolazione (osso, legamenti e tendini) e che culmini con il danno alle cartilagini, le quali perdono la funzione di proteggere e ridurre l’attrito fra i capi articolari.

Le articolazioni più spesso interessate da questa degenerazione sono: 

  • l’anca (coxartrosi), 
  • il ginocchio (gonartrosi), 
  • la colonna vertebrale (artrosi lombare o cervicale); 
  • le articolazioni di mani (rizoartrosi) o dei piedi. 

Questa infiammazione di tipo cronico degenerativo colpisce in Italia 4 milioni di persone, perlopiù tra i 60 e gli 80 anni e le donne hanno un rischio di svilupparla leggermente superiore rispetto agli uomini, soprattutto dopo la menopausa.

Artrite o Artrosi?

Prima di tutto: come riconoscere se è artrite o artrosi?

Un aspetto che caratterizza l’artrosi è che con il riposo migliora, il dolore si attenua.

L’artrite invece si comporta in modo opposto: il dolore compare soprattutto a riposo, e soprattutto la notte.

Inoltre l’artrosi si riconosce dallo scricchiolio che fa spesso l’articolazione quando la si muove.

Artrosi e Artrite reumatoide

È importante non confondere artrosi con artrite reumatoide. 

L’artrosi è determinata da processi degenerativi che interessano esclusivamente le articolazioni, inoltre non necessariamente è una malattia a origine infiammatoria.

La cartilagine, che svolge una funzione di cuscinetto fra le ossa, man mano che si assottiglia, causa lo sfregamento delle ossa con conseguente dolore e blocco del movimento.

L’artrite reumatoide è invece un fenomeno infiammatorio che può avere cause batteriche o virali e può colpire anche tendini e legamenti, con sensazione di calore e gonfiore. 

Anatomia di un’articolazione

Le articolazioni, grandi o piccole, sono strutture anatomiche che mettono in contatto due o più ossa.

Sono strutture complesse formate da:

  • Cartilagine articolare: formata principalmente da acqua, sali minerali e condrociti, le cellule responsabili della produzione di collagene.
    Tessuto elastico molto resistente alla pressione e alla trazione che riveste le estremità delle ossa lunghe proteggendole dall’attrito.
    Le capacità di rigenerazione del tessuto cartilagineo sono però molto basse a causa di una ridotta vascolarizzazione.
  • Capsula articolare: sacca di contenimento di ossa e delle altre componenti dell’articolazione.
    E formata da tessuto connettivo, che ha una funzione di collegamento, sostegno e nutrimento.
  • Sinovia: o “membrana sinoviale”, sottile rivestimento interno della capsula articolare, responsabile della produzione del liquido sinoviale.
  • Liquido sinoviale: liquido mucoso presente nello spazio compreso tra due cartilagini articolari. Agisce da lubrificante delle articolazioni.
  • Muscoli, tendini e legamenti: tessuti che circondano le ossa e le articolazioni, permettendone e condizionandone i movimenti.

articolazione

 

Artrosi: sintomatologia e prevenzione

I principali sintomi dell’artrosi sono rappresentati dal dolore nella sede interessata e dalla difficoltà a svolgere i normali movimenti della vita quotidiana. 

L’artrosi tuttavia non si caratterizza come fenomeno doloroso in senso assoluto: molte persone con artrosi infatti non lamentano dolore.

L’artrosi viene definita come conseguenza di uno squilibrio biomeccanico: nella maggior parte dei casi, quando si interviene sulla disfunzione, il dolore diminuisce o scompare.

È per questo motivo che l’osteopatia è molto utile in caso di artrosi: vedremo a breve in che modo.

Prevenzione

La prevenzione dell’artrosi si basa sul controllo dei fattori di rischio. 

È importante:

  • evitare il sovrappeso,
  • correggere i vizi posturali,
  • ridurre i carichi eccessivi e ripetuti,
  • rinforzare la muscolatura con la regolare attività fisica.

Anche in caso di artrosi conclamata l’attività fisica mirata è in grado di alleviare il dolore e di migliorare la mobilità dell’articolazione.

Si consiglia di eseguire un programma regolare basato su stretching ed esercizi dolci per il recupero della mobilità articolare.

Cause dell’artrosi

L’artrosi è una patologia multifattoriale in quanto determinata da una combinazione di fattori, ad oggi non ancora del tutto chiari.

Si parla di “artrosi primaria” se insorge senza una motivazione apparente e va a colpire un’articolazione sana; si definisce invece “artrosi secondaria” se può essere ricondotta ad altri fattori di rischio.

Possiamo affermare che la degenerazione artrosica dell’articolazione è un processo in parte fisiologico, ossia collegato all’avanzamento dell’età.

La patologia può però acutizzarsi in seguito a problemi funzionali dello scheletro che costringono le articolazioni a lavorare in maniera scorretta.

La patologia può essere accelerata da:

  • un lavoro usurante che costringe le articolazioni a lavorare in modo scorretto;
  • fattori genetici: alcune malattie ereditarie possono compromettere il metabolismo e la funzionalità articolare;
  • un’alimentazione squilibrata o basata su cibi che causano infiammazione (come il glutine e lo zucchero);
  • sovrappeso e obesità;
  • scompensi ormonali;
  • traumi pregressi, che possono accelerarne e il processo. In seguito a un trauma si può instaurare, infatti, un processo infiammatorio e l’attivazione non fisiologica dei condrociti che portano alla formazione di fibre di collagene più sottili e disomogenee. Il tessuto cartilagineo così indebolito è più suscettibile a fratture anche a causa dell’infiltrazione del liquido sinoviale al suo interno;
  • alcune forme di artrite (come l’artrite reumatoide);
  • sport praticati a livello agonistico in cui le articolazioni sono sollecitate di continuo causando infiammazione delle cartilagini articolari e le rendono più suscettibili alla degenerazione;
  • avanzare dell’età: con il passare degli anni le cartilagini perdono fisiologicamente elasticità e resistenza alle sollecitazioni esterne, con conseguente aumento del rischio di lesioni articolari.

Artrosi e benefici dell’osteopatia

Essendo l’artrosi la conseguenza di uno squilibrio biomeccanico, quando si interviene sulla disfunzione, il dolore diminuisce o scompare.

È per questo motivo che l’osteopatia è molto utile in caso di artrosi: l’osteoepata lavora infatti su quelle disfunzioni che stanno alla base del disturbo per ridurre lo stato di infiammazione.

osteopatia e artrosi

Il trattamento osteopatico agisce riequilibrando le funzioni del corpo riducendone dolore, rigidità e limitazioni funzionali

 

È importante sottolineare che in caso di artrosi non è possibile intervenIre manualmente con lo scopo di ripristinare la cartilagine articolare; il trattamento osteopatico mira invece a:

  • Dare sollievo immediato dai sintomi;
  • Ridurre il dolore e il gonfiore;
  • Migliorare la mobilità articolare e muscolare.

Pur convivendo con questa patologia cronica, grazie alle manipolazioni osteopatiche e alle indicazioni sulla corretta postura e sull’utilizzo corretto del corpo, è possibile migliorare notevolmente il benessere generale del fisico.

Nello specifico, grazie al trattamento osteopatico:

  1. Si allevia il processo infiammatorio e si riduce la fatica sull’articolazione dolente;
  2. Si rilassano i gruppi muscolari irrigiditi che provocano e mantengono gli stress articolari;
  3. Si ripristina la corretta mobilità dell’articolazione;
  4. Si imposta una corretta postura e si migliora l’equilibrio. Spesso, l’artrosi porta a compensazioni posturali che sovraccaricano altre articolazioni o muscoli. L’osteopata lavora per migliorare l’allineamento corporeo e prevenire recidive.
  5. Si impedisce al processo artrosico di progredire. Sebbene non possa invertire i danni alla cartilagine, l’osteopatia può contribuire a rallentare il peggioramento dei sintomi, migliorando la funzionalità articolare.
  6. Si ottiene un supporto globale: l’osteopata considera il corpo nella sua totalità. Ad esempio, se l’artrosi colpisce un ginocchio, può lavorare anche su altre aree come la colonna vertebrale o l’anca per garantire un equilibrio generale e libero.

Se soffri anche tu di artrosi prenota la tua visita e scopri tutti i benefici che puoi trarre dai trattamenti osteopatici.

Ricevo a Verona e a Santa Maria di Zevio (VR).

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Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

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L’osteopata nella cura dei traumi dello sportivo

L’osteopata nella cura dei traumi dello sportivo

Zanolli Osteopatia

Il trauma nell’atleta è un momento da superare nel più breve tempo possibile per non compromettere la stagione o vanificare i risultati della preparazione. Con la visione di un osteopata puoi trovare il giusto compromesso

L’intervento dell’osteopata nel trattamento dei traumi subiti nella pratica sportiva è da tenere ben presente per diversi aspetti.

Qualsiasi sport, sia esso praticato a livello amatoriale o professionistico, necessita di un’adeguata preparazione fisica e psicologica.

Spesso però possono insorgere problemi di tipo articolare-muscolare o che interessano la struttura scheletrica che generano disequilibri e intensi stati dolorosi.

Con la pratica degli sport di contatto, inoltre, ci sono diversi traumi che richiedono l’intervento di uno specialista, tra cui l’osteopata.

Lo specialista in osteopatia è indicato proprio nella cura delle alterazioni del sistema osseo e muscolare e in particolar modo della colonna vertebrale.

Principali traumi sportivi

Guardiamo nello specifico quali problemi e traumi (tra i più comuni) si presentano agli sportivi:

  • dolori alle articolazioni della spalla: tennis, nuoto, volley, football, pesistica
  • dolori al gomito (es.epicondilite): tennis, golf, body building
  • dolori alla cervicale: football, basket, boxe, calcio
  • traumi alla schiena: arti marziali, atletica, calcio, volley, body building
  • dolori e traumi al ginocchio: calcio, sci, tennis, volley, basket, atletica

Un fattore da considerare è che spesso il trauma si manifesta con errati metodi di allenamento e di carichi di lavoro per quel tipo di sport.

Questo è un punto di valutazione da considerare con il preparatore atletico assieme all’osteopata.

Controllo costante durante l’attività sportiva

Per evitare spiacevoli situazioni di stress muscolare durante gli allenamenti o partite e il rischio di traumi, è consigliabile sentire il parere dal singolo specialista (ortopedico, neurochirurgo, fisiatra) e anche dell’osteopata di fiducia.

Per quanto riguarda il trattamento, l’azione dell’osteopata punta al ripristino della normale funzione muscolare, articolare e capsulare con l’obiettivo di ripristinare la normale relazione tra sistema nervoso centrale e periferico.

In questo ambito l’osteopata valuta i seguenti elementi:

  • gli assi biomeccanici del sistema scheletrico (con Rx aggiornati)
  • movimenti attivi e passivi dell’atleta (per vedere eventuali limitazioni dei movimenti che sono collegati alla postura)
  • eventuali limitazioni articolari (utile indagine per capire se ci sono lassità legamentose o tendinee)
  • la forza dei singoli muscoli o di gruppi muscolari (utile per individuare una disfunzione articolare e il muscolo ad esso appartenente)
  • il gesto sportivo (con la ripetizione del movimento che l’atleta svolge l’osteopata considera quale muscolo o articolazione entra in sofferenza).

 

trauma nello sport

Il recupero dopo un trauma deve essere eseguito con il controllo di uno specialista per non peggiorare la situazione

 

Trattamento osteopatico

Con l’intervento manuale dell’osteopata si ripristina il movimento dell’arto o del muscolo interessato dal trauma.

I tempi di recupero comunque variano a seconda della reattività fisiologica propria di ogni atleta e questo dipende dall’età e dall’ampiezza dell’area muscolare interessata.

Oramai in tutti i team di supporto a squadre e singoli atleti si inserisce a pieno titolo la figura dell’osteopata che completa l’insieme delle figure professionali, dal fisiatri fino al mental coach, indispensabili per risolvere situazioni con traumi.

Se ti interessa approfondire – la mia competenza riguarda anche il Mental Coaching –  puoi contattarmi per una visita osteopatica.

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Michele Zanolli

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Sindrome da Stanchezza Cronica: come riconoscerla e affrontarla

Sindrome da Stanchezza Cronica: come riconoscerla e affrontarla

Zanolli Osteopatia

Manipolazioni osteopatiche, terapia cognitiva e consigli per controllare i sintomi: così affronti la Sindrome da Stanchezza cronica 

La Sindrome da Stanchezza Cronica, nota anche come  Encefalomielite Mialgica (ME), è una patologia complessa che causa un affaticamento estremo che non migliora con il riposo.

È disturbo cronico che causa nel paziente sonnolenza, confusione mentale e dolori muscolari o articolari diffusi.

Chi è colpito da questa condizione percepisce una sorta di affaticamento fisico più debilitante della sola stanchezza fisica e mentale: è troppo stanco per svolgere le normali attività quotidiane e spesso si sente esaurito senza motivo apparente.

Stanchezza cronica: sintomatologia

Ci sono molti sintomi associati alla stanchezza cronica, ma la l’affaticamento e l’esaurimento fisico sono i più importanti. 

Secondo l’Institute of Medicine (2015) la Sindrome da stanchezza cronica o Encefalomielite Mialgica prevede tre sintomi centrali:

  1. Impossibilità o difficoltà a mantenere le attività lavorative, scolastiche, personali o sociali che si svolgevano in passato, per almeno 6 mesi.
    Questa difficoltà si accompagna a stanchezza, spesso intensa, che ha un esordio preciso, non è presente dalla nascita, non è risultato di sforzi continui e non migliora con il riposo. 
  2. Malessere post-esercizio: peggioramento dei sintomi dopo lo sforzo fisico, mentale o emotivo.
  3. Sonno poco ristoratore, anche dopo un’intera notte di sonno. Oppure sentirsi stanchi al risveglio.

Inoltre, la presenza di almeno quattro dei seguenti sintomi contemporaneamente può indicare la presenza della Sindrome da Stanchezza cronica: 

  • Difficoltà di memorizzazione e concentrazione 
  • Mal di testa
  • Vertigini, capogiro o stordimento (fino allo svenimento)
  • Sudorazione o palpitazioni
  • Dolore che si sposta da un’articolazione all’altra senza gonfiore o arrossamento
  • Dolore muscolare inspiegabile
  • Ingrossamento o dolore ai linfonodi del collo o ascella
  • Problemi gastrointestinali o genito-urinari
  • Estremo esaurimento che persiste più di 24 ore dopo l’esercizio fisico o mentale. 

È bene sapere che l’affaticamento può essere un sintomo di molte malattie, come infezioni o disturbi psicologici. 

Per questo motivo, se si soffre di affaticamento persistente o eccessivo è buona cosa consultare il proprio medico, per indagarne le cause.

Stanchezza cronica: cause

Le cause dell’insorgenza di tale patologia non sono a oggi ancora del tutto chiare.

La stanchezza cronica potrebbe insorgere in seguito ad un infezione di tipo virale, a difetti appartenenti al sistema immunitario, a sbilanciamenti ormonali o a problematiche di natura psicologica.

Diversi fattori quali tossine fisiche, allergiche, ambientali come pesticidi o fattori infettivi (virus e batteri) portano a una sovrastimolazione del sistema nervoso simpatico (autonomo): ciò causa una congestione del sistema linfatico (che normalmente dovrebbe defluire nei vasi linfatici ed essere scomposto dal sistema linfatico e dal fegato) e di conseguenza all’accumulo di tossine nel cervello. 

Ed è proprio questo accumulo che causa l’affaticamento.

Allo stesso modo l’accumulo di tossina nei muscoli e nelle articolazioni può portare a dolore e debolezza.

Quanto è diffusa la stanchezza cronica

Non è facile stabilire quanto sia diffusa la Sindrome da Stanchezza cronica perché ancora poco conosciuta e non sempre diagnosticata correttamente.

Le ricerche esistenti riferiscono che lo 0,4-1% della popolazione è affetto da questa sindrome. 

Si manifesta soprattutto nella fascia d’età tra i 20 e i 50 anni e colpisce il genere femminile.

Osteopatia e stanchezza cronica

La Sindrome da Stanchezza cronica può essere curata e trattata con buoni risultati con l’osteopatia.

L’approccio osteopatico agisce sul sistema nervoso simpatico, molto spesso affaticato da stress, allergie o infezioni.

Inoltre, grazie alle manipolazioni osteopatiche, si può ristabilire la corretta circolazione del circolo linfatico, effettuare un’azione di drenaggio delle tossine per eliminarle dall’organismo.

Sindrome da stanchezza cronica: consigli

Anche se non esiste una cura ben specifica per questa condizione, è consigliato seguire una serie di rimedi utili ad alleviare i sintomi.

Tra questi:

  • Eseguire attività fisica dolce e graduale (passeggiate, ginnastica dolce, yoga),
  • Evitare situazioni particolarmente stressanti, 
  • Ridurre il consumo di bevande alcoliche e di caffè, 
  • Preferire pranzi e cene leggere,
  • Cercare di condurre una quotidianità regolare con orari stabiliti.

Per aiutare il paziente nella gestione e accettazione della sindrome da stanchezza cronica potrebbe essere d’aiuto anche una terapia cognitivo-comportamentale, che si è  dimostrata efficace nella popolazione adulta.

Nei casi più gravi è possibile controllare la sindrome da stanchezza cronica ricorrendo ai farmaci, solitamente antidepressivi o antidolorifici, con monitoraggio dello specialista che li ha prescritti.

Bisogna ricordare che ciascun soggetto presenta la propria problematica in forma differente e distinta, pertanto non può essere applicata la stessa terapia a tutti i pazienti.

Conclusione

L’osteopatia può fare molto contro la sindrome della stanchezza cronica.

Grazie a un’anamnesi approfondita, tecniche che incorporano l’osteopatia cranica, il drenaggio linfatico e la consulenza posturale, l’osteopata può realmente aiutarti a curare e controllare la stanchezza cronica.

Se soffri di stanchezza cronica non esitare a contattarmi per un consulto.

Ricevo a Verona e a Santa Maria di Zevio (Verona).

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Reflusso gastroesofageo: sintomi, cure e benefici dell’Osteopatia

Reflusso gastroesofageo: sintomi, cure e benefici dell’Osteopatia

Zanolli Osteopatia

Diversi studi pubblicati in letteratura scientifica certificano la comprovata efficacia delle tecniche osteopatiche sui sintomi da reflusso, grazie alle quali è possibile correggere il problema o ridurre la sintomatologia in modo significativo

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto diffuso tra la popolazione: secondo quanto riportato all’ultimo International Meeting on Gastro-Esophageal Reflux Disease si stima che siano almeno 15 milioni gli italiani che soffrono di questa patologia.

Cerchiamo in questo articolo di capire cos’è il reflusso gastroesofageo, quali sono le cause e i sintomi con cui si manifesta, come viene diagnosticato e in cosa consiste il trattamento osteopatico che mira a ridurre o risolvere completamente il problema.

Cos’è il Reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo è un fenomeno patologico involontario e automatico per cui i succhi gastrici risalgono dallo stomaco attraverso l’esofago (che collega la bocca con lo stomaco) fino alla faringe. 

Il problema è che, nella parte alta dell’esofago e della faringe – tratto non concepito per contenere materiale acido – la mucosa si danneggia e, se il reflusso supera una determinata soglia per durata o intensità, si irrita in modo patologico.

Quando il reflusso gastroesofageo si manifesta con un’intensità importante, in termini di frequenza e durata, allora si parla di malattia da reflusso gastroesofageo.

Sintomi 

Il reflusso gastroesofageo presenta due sintomi tipici, cioè specifici di questa problematica: 

  • sensazione di bruciore di stomaco, spesso dopo aver mangiato, che potrebbe peggiorare di notte o mentre si è sdraiati,
  • rigurgiti di cibo o di liquido acido.

Altri sintomi atipici, cioè presenti non solo in caso di reflusso ma che però molto spesso sono correlati ad esso, sono:

  • dolore addominale o nella parte superiore del torace,
  • sensazione di nodo alla gola,
  • disfagia, ossia difficoltà a deglutire,
  • alito cattivo,
  • gonfiore addominale,
  • laringite cronica,
  • tosse secca,
  • nausea,
  • asma,
  • difficoltà digestive.

 

cause del reflusso

Le cause del reflusso sono diverse: il reflusso può avere un’origine alimentare, anatomica o funzionale, o anche ormonale o farmacologica

 

Cause del Reflusso gastroesofageo

Le condizioni che possono influire sullo sviluppo della malattia da reflusso sono diverse.

Il reflusso può avere un’origine alimentare, anatomica o funzionale, o anche ormonale o farmacologica.

Le cause principali sono le seguenti:

  • Incontinenza cardiale: può svilupparsi a partire da diversi fattori fra cui assunzione di particolari farmaci, distonie neurovegetative, ernia iatale, ecc.;
  • Rallentato svuotamento gastrico: scorrette abitudini alimentari o stili di vita poco salutari;
  • Ridotta salivazione;
  • Particolari condizioni quali gravidanza, sovrappeso, ansia o stress.

In molti casi a questi fattori si associano cause osteopatiche. L’esofago e lo stomaco, infatti, possono essere soggetti sia a tensioni mio-fasciali che a stress di tipo neurovegetativo e, in entrambi i casi, vi sono sempre coinvolgimenti osteopatici.

Diagnosi

La presenza della sintomatologia tipica (bruciore allo stomaco e rigurgito acido) e un esame obiettivo sono già sufficienti a formulare una diagnosi di reflusso gastroesofageo.

Altri esami utili sono: RX tubo digerente, gastroscopia, manometria esofagea, pH-impedenziometria delle 24 ore ( utile a monitorare la quantità di materiale refluito).

Terapia

La terapia del reflusso prevede come prima cosa modificare il proprio stile di vita e la propria alimentazione, in modo da ridurre il peso corporeo e limitare gli episodi di rigurgito e bruciore.

Si consiglia di ridurre o evitare cibi come cioccolata, caffè, alcolici, fritti, pomodoro, agrumi, menta e puntare su una dieta equilibrata.

È necessario poi:

  • evitare il fumo;
  • dopo i pasti attendere 2-3 ore prima di coricarsi o andare a dormire;
  • consumare pasti leggeri, specialmente la sera;
  • fare regolare attività fisica.

Sono consigli utili anche per prevenire la comparsa della patologia.

Se i disturbi permangono, possono essere prescritti trattamenti farmacologici antiacidi o farmaci procinetici.

I primi bloccano o riducono la produzione dell’acido da parte dello stomaco, i secondi servono a migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco dopo i pasti. 

Nei pazienti che soffrono di malattia da reflusso in maniera molto severa o non rispondono ai farmaci si può prendere in considerazione la terapia chirurgica, finalizzata a ristabilire la continenza del cardias e volta a ridurrre o eliminare la problematica.

Reflusso gastroesofageo e Osteopatia

Il trattamento osteopatico è stato inserito come possibile approccio per le persone affette da reflusso gastroesofageo. 

Il trattamento del reflusso gastroesofageo dal punto di vista osteopatico prevede il riequilibrio funzionale del tratto digerente, dalla faringe allo stomaco.

Essendo l’osteopatia una scienza olistica che analizza il funzionamento generale dell’organismo – concepito come un sistema unico e condizionato reciprocamente – anche l’indagine delle possibili cause dei reflusso prevede un’attenta osservazione delle connessioni tra viscere, struttura scheletrica e strutture neurologiche.

Si trattano dunque non solo la zona faringea, l’esofago e lo stomaco ma anche le strutture adiacenti.

I sintomi del reflusso possono infatti essere legati ad altre disfunzioni apparentemente scollegate, e l’osteopata si occupa quindi di agire sulle cause prime del disturbo.

Tramite le tecniche viscerali l’osteopata è in grado di allentare le tensioni a livello del cardias, aiutando l’organismo a ritrovare l’equilibrio e ripristinare la corretta motilità degli organi.

Le tecniche maggiormente utilizzate in osteopatia sono le seguenti:

  1. Trazione del LES (sfintere esofageo inferiore), 
  2. Mobilizzazione del diaframma e della colonna toracica,
  3. Ripristino di una corretta ergonomia posturale.

Sull’importanza del mantenimento della postura corretta puoi leggere: Osteopatia e problemi posturali: come migliorare l’equilibrio e ritrovare il benessere

reflusso gastroesofageo e osteopatia

Tra le indagini effettuate dall’osteopatia per combattere il reflusso gastrofaringeo vi è l’analisi dei rapporti tra occipite-atlante-epistrofeo e le eventuali compressioni a carico del nervo vago

In particolare, l’osteopata andrà a indagare:

  • Eventuali disfunzioni strutturali a vertebre e costato,
  • Il diaframma toracico,
  • Le vertebre dorso-lombari, per la loro vicinanza anatomica e l’inserzione del diaframma,
  • Le vertebre cervicali,
  • La base del cranio e rapporti tra occipite-atlante-epistrofeo e le eventuali compressioni a carico del nervo vago,
  • Le strutture viscerali (stomaco, esofago, duodeno, esofago, ecc…),
  • Il sistema nervoso autonomo tramite i segmenti vertebrali che innervano esofago e stomaco.

È importante sottolineare che in osteopatia non si ragiona per protocolli e ogni trattamento è personalizzato.

Diversi studi pubblicati in letteratura scientifica certificano la comprovata efficacia delle tecniche osteopatiche sui sintomi da reflusso, grazie alle quali è possibile correggere completamente il problema o ridurre la sintomatologia in modo significativo.

Se soffri di reflusso gastroesofageo chiamami per prenotare un primo consulto.

Cercheremo insieme di individuare il trattamento più efficace in base alle tue esigenze terapeutiche.

 

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Se vuoi conoscere come lavora l’Osteopata leggi: Quando hai bisogno dell’Osteopata

 

Michele Zanolli

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Insonnia e altri disturbi del sonno: come può aiutarti l’Osteopata

Insonnia e altri disturbi del sonno: come può aiutarti l’Osteopata

Zanolli Osteopatia

L’insonnia è una delle più comuni patologie del sonno: si stima che siano 13,4 milioni gli italiani che ne soffrono.
Il 40% di essi però non fa nulla per curare un disturbo che ha un impatto significativo sulla qualità di vita e può favorire lo sviluppo di disturbi mentali come ansia e depressione.

I disturbi del sonno sono tutte quelle problematiche che influiscono sulla qualità e la quantità del sonno, con conseguenze importanti sulla salute in generale.

La classificazione internazionale dei disturbi del sonno (secondo l’American Academy Sleep Medicine, 2014) comprende 6 classi diagnostiche:

  1. Insonnia;
  2. Disturbi del respiro nel sonno;
  3. Ipersonnia di origine centrale; 
  4. Disturbi del ritmo circadiano;
  5. Parasonnia; 
  6. Disturbi del movimento in sonno.

In questo articolo vedremo quali sono i principali disturbi del sonno, ne analizzeremo la sintomatologia  e ci soffermeremo infine sui benefici del trattamento osteopatico.

I benefici del sonno

La qualità del sonno influisce su ogni aspetto della nostra salute, compreso il benessere del cervello, la capacità di concentrarsi, la salute del cuore, il nostro umore, il sistema immunitario e il metabolismo. 

Durante il sonno si verificano inoltre degli eventi importanti dal punto di vista biologico quali il recupero delle energie, sia fisiche che mentali, e il ripristino delle forze.

Durante il sonno il cervello insomma “si ricarica” e si prepara per lo stato di veglia, lo stato di vigilanza che dobbiamo mantenere durante il giorno.

In generale, la maggior parte delle persone necessita di 7-8 ore di sonno a notte per stare bene, anche se  alcune persone riescono a sentirsi riposate anche con 5-6 ore di sonno, che sono il minimo di ore di sonno consigliate per un adulto. 

Principali disturbi del sonno

I disturbi del sonno sono vari e le loro cause possono essere molto diverse. 

insonnia

L’insonnia è il più frequente tra i disturbi del sonno

Insonnia

L’insonnia fa parte dei disturbi dell’inizio e del mantenimento del sonno, i disturbi più frequenti. 

Ci riferiamo in questo caso a una riduzione del tempo totale di sonno nelle 24 ore. 

L’insonnia può essere acuta o cronica, e quando persiste e si protrae nel tempo può favorire la comparsa di patologie psichiatriche, a causa di importanti modificazioni a livello neurofisiologico e neuroendocrino. 

L’insonnia costituisce infatti uno dei principali sintomi a molti disturbi di origine psichica ed è per questo motivo che trattare episodi di insonnia frequenti in modo tempestivo diventa importante per prevenire l’insorgenza di problematiche quali depressione o stress.

Disturbo da sonnolenza eccessiva o ipersonnia 

In questo caso parliamo del disturbo opposto all’insonnia, ossia di una eccessiva sonnolenza e un aumento del tempo totale di sonno nelle 24 ore.

Un esempio comune è la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, detta anche malattia dei grandi russatori.

Sindrome delle apnee ostruttive 

La sindrome delle apnee ostruttive (OSA) comporta frequenti interruzioni del flusso respiratorio, dovute all’ostruzione parziale o totale delle vie aeree durante il sonno. 

La sindrome può avere ripercussioni sull’apparato cardiovascolare, respiratorio e sul sistema nervoso. 

I sintomi dell’OSA sono: russamento abituale e persistente tutte le notti (per almeno 6 mesi), pause respiratorie, risvegli con sensazione di soffocamento, sonnolenza diurna.

Disturbo del ritmo sonno-veglia o ritmo circadiano

Ogni individuo ha un orologio biologico della durata di circa 24 ore, che regola l’alternanza tra sonno e veglia e che si ripete ciclicamente. 

Questo ciclo viene chiamato ritmo circadiano del sonno, dal latino circa diem, che vuol dire “intorno al giorno”.

I disturbi del ritmo circadiano del sonno si manifestano quando il programma interno sonno-veglia della persona non è allineato con il ciclo terrestre di buio (notte) e luce (giorno) per cui si dorme quando si dovrebbe essere svegli e si rimane svegli quando si dovrebbe dormire.

Disturbi associati a stadi del sonno o a risvegli parziali (parasonnie)

In questo caso si tratta di disturbi del sonno che coinvolgono tutti quei movimenti indesiderati che si possono verificare durante la fase di addormentamento, durante il sonno o al risveglio.

Le parasonnie si suddividono in:

1. Parasonnie NON REM (REM: Rapid Eye Movement)

Possono consistere in episodi di risveglio incompleto, bassa reattività agli stimoli e poca o nessuna memoria dell’episodio.

Disturbi comuni di parasonnia NON REM sono:

  • risvegli confusionali, accompagnati spesso da tachicardia, tachipnea (respiro accelerato), midriasi (pupille dilatate) e sudorazione;
  • sonnambulismo.

2. Parasonnie correlate al sonno REM

Questi disturbi includono:

  • disturbo del comportamento del sonno REM, caratterizzato da movimenti durante la fase REM;
    Può avvenire in reazione a un sogno e sono causati dalla mancanza di atonia muscolare. Il disturbo è più comune in chi assume alcuni antidepressivi e negli over 50;
  • paralisi del sonno, caratterizzate dalla sensazione di atrofia muscolare durante il sonno o al risveglio. 
  • disturbo da incubi, spesso componente del disturbo post-traumatico da stress. Si caratterizza per la presenza di incubi ricorrenti e angoscia.

Conseguenze dovute ai disturbi del sonno

I disturbi del sonno non influenzano negativamente solo il nostro benessere, ma anche la sfera lavorativa e i rapporti sociali.

Non riuscire a dormire bene porta ad una stanchezza eccessiva (astenia), disturbi dell’attenzione, sbalzi di umore, ansia e irritabilità. 

Inoltre, la mancanza di riposo adeguato provoca un abbassamento delle difese immunitarie con un conseguente aumento del rischio di contrarre infezioni e un aumento del rischio di sviluppare patologie metaboliche e cardiovascolari.

Ma come riconoscere i disturbi del sonno?

I disturbi del sonno non vanno trascurati, anzi, sarebbe buona cosa monitorare la qualità del sonno e, in presenza di disturbi prolungati nel tempo, rivolgersi al proprio medico.

I sintomi più frequenti che segnalano la presenza di un disturbo del sonno sono: 

  • stanchezza e svogliatezza diurna;
  • sensazione di mancanza d’aria;
  • mal di testa mattutini;
  • difficoltà a concentrarsi;
  • risvegli bruschi durante la notte.


Disturbi del sonno e Osteopatia

In che modo l’osteopatia può contribuire a migliorare il sonno?

L’osteopata considera il corpo nella sua totalità (approccio olistico), tenendo conto degli aspetti fisici, mentali ed emotivi del paziente.

Questo approccio va oltre il mero trattamento della sintomatologia e può aiutare a identificare e affrontare le cause sottostanti dei disturbi del sonno.

benefici osteopatia disturbi sonno

L’osteopatia, con il suo approccio olistico, considera il corpo nella sua totalità e valuta sia gli aspetti fisici, che mentali ed emotivi del paziente

 

Ecco alcuni modi in cui l’osteopatia può aiutare:

  • Riduce ansia, stress e tensione muscolare

Gli osteopati utilizzano tecniche manuali per rilassare i muscoli tesi e migliorare la circolazione sanguigna, contribuendo a ridurre l’ansia e il disagio fisico che possono disturbare il sonno.

  • Favorisce il rilascio della tensione emotiva

Il trattamento osteopatico riduce le tensioni dei muscoli migliorando la respirazione del paziente e il rilascio di tensioni emotive, contribuendo a ridurre l’insonnia legata allo stress.

  • Migliora la circolazione

Un adeguato flusso sanguigno è essenziale per un sonno di qualità.

L’osteopata lavora anche sulla circolazione sanguigna e linfatica, garantendo un apporto sufficiente di ossigeno e nutrienti ai tessuti durante il sonno, incluso il cervello, che ne trae giovamento.

  • Tratta le disfunzioni respiratorie

Alcuni disturbi del sonno, come l’apnea ostruttiva, possono essere causati da disfunzioni anatomiche o muscolari che ostacolano la respirazione. 

Grazie alle manipolazioni osteopatiche di mobilizzazione toracica si riesce a liberare il torace restituendogli la capacità di espandersi e migliorando così la funzione respiratoria notturna. Una respirazione più profonda e regolare può aiutare a ridurre la tensione e promuovere il rilassamento.

 

Soffri di disturbi del sonno? Fatichi ad addormentarti o soffri di frequenti mal di testa al mattino?

Le manipolazioni osteopatiche comprendono, nel caso di disturbi del sonno, l’utilizzo del massaggio cranio-sacrale, le manipolazioni dello sterno e dell’osso sacro. 

In ogni caso la seduta è personalizzata in base allo specifico disturbo e al paziente.

Contattami, cerchiamo di risolvere insieme i tuoi problemi.

Il mio studio si trova a S.ta Maria di Zevio (Verona).

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Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

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Il Ginocchio e la Psicosomatica: connessioni tra mente e corpo

Il Ginocchio e la Psicosomatica: connessioni tra mente e corpo

Zanolli Osteopatia

Lo sapevi che oltre alle cause fisiche, anche alcuni aspetti psicosomatici quali ansia e stress possono influire sulla salute del ginocchio?

Il ginocchio è un’articolazione fondamentale per la mobilità e la funzionalità del corpo umano. Le problematiche del ginocchio, come dolore, infiammazione e rigidità, possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita. 

Oltre alle cause fisiche, esiste una crescente attenzione agli aspetti psicosomatici che possono influire sulla salute del ginocchio. 

In questo articolo cercheremo di capire come lo stress e le emozioni possono influenzare il ginocchio e vedremo poi alcune strategie per affrontare le problematiche del ginocchio.

Cos’è la Psicosomatica

Innanzitutto cerchiamo di capire cos’è la psicosomatica.

La psicosomatica è una branca della medicina che studia le interazioni tra mente e corpo, cercando di comprendere come le emozioni, lo stress e i fattori psicologici possano influenzare la salute fisica. 

Secondo la medicina psicosomatica, il corpo e la mente sono strettamente interconnessi, e i disturbi fisici possono avere origini psicologiche o emotive.

Connessioni tra Mente e Ginocchio

La salute del ginocchio non dipende solo da fattori fisici, ma può essere influenzata anche dallo stato emotivo e psicologico della persona. 

Vediamo in quali situazioni.

1. Stress e Tensioni Muscolari

Lo stress cronico può portare a tensioni muscolari generalizzate, compresi i muscoli che supportano il ginocchio.

La tensione muscolare può alterare la biomeccanica del ginocchio, causando dolore e aumentando il rischio di lesioni.

2. Emozioni e Postura

Le emozioni influenzano la postura e il modo in cui ci muoviamo.

Ad esempio, la paura o l’ansia possono portare a una postura rigida e a un movimento limitato, mettendo ulteriore pressione sulle articolazioni del ginocchio.

3. Somatizzazione delle emozioni

Alcune persone tendono a somatizzare le loro emozioni, esprimendole attraverso sintomi fisici.

Problemi non risolti, come la rabbia, la frustrazione o la tristezza, possono manifestarsi come dolore al ginocchio o altre problematiche articolari.

4. Interpretazione simbolica

Dal punto di vista della psicosomatica, il ginocchio può avere una interpretazione simbolica.

Il ginocchio è coinvolto nei movimenti di flessione e genuflessione, che possono essere associati alla sottomissione, all’umiltà o alla capacità di adattamento.

Problemi al ginocchio possono riflettere difficoltà nel “piegarsi” alle situazioni della vita o anche a resistenze emotive.

Studi ed evidenze scientifiche

La ricerca sulla psicosomatica del ginocchio è ancora in evoluzione, ma alcuni studi suggeriscono una connessione tra stress psicologico e problemi muscolo-scheletrici.

Ad esempio, un elevato livello di stress può essere correlato a un aumento delle tensioni muscolari e infiammazioni articolari.

Inoltre, le condizioni di salute mentale, come la depressione e l’ansia, sono spesso associate a una maggiore percezione del dolore.

Strategie per affrontare le problematiche psicosomatiche del ginocchio

Vediamo ora quali sono le principali strategie con cui l’osteopata affronta le problematiche di tipo psicosomatiche collegate al ginocchio.

1. Gestione dello Stress

Imparare a gestire lo stress è fondamentale per ridurre le tensioni muscolari e migliorare la salute del ginocchio.

Tecniche come la meditazione, il mindfulness, la respirazione profonda e il rilassamento muscolare progressivo possono essere molto utili.

2. Terapia Psicologica

La psicoterapia può aiutare a esplorare e risolvere le emozioni e i conflitti sottostanti che possono contribuire ai problemi del ginocchio.

Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la terapia del trauma possono essere particolarmente efficaci.

3. Attività Fisica

L’esercizio fisico regolare aiuta a ridurre lo stress e migliorare la salute fisica generale.

Attività come lo yoga e il tai chi combinano esercizi fisici con tecniche di respirazione e rilassamento, promuovendo l’equilibrio tra mente e corpo.

4. Consapevolezza Corporea

Diventare più consapevoli del proprio corpo e delle proprie emozioni può aiutare a identificare e correggere i modelli di tensione muscolare.

Pratiche come l’auto-massaggio, la fisioterapia e il biofeedback possono essere utili.

5. Supporto Sociale

Mantenere relazioni sociali positive e ricevere supporto emotivo può ridurre lo stress e migliorare la salute mentale.

Parlarne con amici, familiari o un terapeuta può aiutare a gestire meglio le emozioni.

Conclusione

La salute del ginocchio non dipende solo da fattori fisici, ma può essere influenzata anche dallo stato emotivo e psicologico della persona. 

La psicosomatica ci offre una visione integrata della salute, riconoscendo l’importanza delle emozioni e dello stress nel manifestarsi dei disturbi fisici. 

Affrontare le problematiche del ginocchio richiede quindi un approccio olistico, che consideri sia gli aspetti fisici che quelli psicologici, per promuovere il benessere complessivo.

trattamento ginocchio

Trattamento al ginocchio

 

Benefici del Trattamento Osteopatico per il Ginocchio

Soffri anche tu di dolore al ginocchio?

L’osteopatia offre un approccio olistico e non invasivo per il trattamento delle problematiche del ginocchio. 

Grazie a una valutazione approfondita, tecniche manuali e esercizi riabilitativi, l’osteopata può aiutarti a ridurre il dolore, migliorare la mobilità e prevenire future lesioni. 

Contattami, il mio studio si trova a Santa Maria di Zevio (Verona).

Se vuoi approfondire le problematiche relative al ginocchio leggi:

 

Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

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