+39 392 283 4920 info@michelezanolli.it
Nevralgia: come riconoscerla e come l’osteopata può esserti d’aiuto

Nevralgia: come riconoscerla e come l’osteopata può esserti d’aiuto

Zanolli Osteopatia

L’osteopata può essere d’aiuto per ridurre il dolore e per migliorare la qualità di vita agendo su cause muscolo-scheletriche o posturali che contribuiscono alla nevralgia

Quando parliamo di nevralgia ci riferiamo a un dolore intenso e acuto causato dall’irritazione, dall’infiammazione o dal danneggiamento di un nervo. 

Questo dolore, descritto come bruciante, lancinante o simile a una scossa elettrica, si manifesta solitamente lungo il percorso del nervo interessato e può essere costante o intermittente.

Cause della nevralgia

La nevralgia, chiamata anche neuropatiadolore neuropatico o dolore neurogeno è una condizione più comune negli anziani, ma può colpire a qualsiasi età. 

Sebbene non sia pericolosa per la vita, la nevralgia può essere fisicamente e mentalmente invalidante a causa del dolore imprevedibile e grave e rappresenta una causa significativa di dolore cronico in molte persone, specialmente negli anziani.

La nevralgia si sviluppa solitamente come conseguenza di:

    • Compressione o danno al nervo: ad esempio da un’ernia del disco o a causa di una neoformazione che cresce.
    • Infezioni: tipico esempio è il virus dell’herpes zoster, che causa la nevralgia post-erpetica.
    • Malattie croniche: ad esempio diabetemalattia renale, porfiria e sclerosi multipla.
    • Infiammazione dovuta a patologie autoimmuni il Lupus Eritematoso Sistemico o la Sindrome di Guillain-Barré.
    • Traumi o interventi chirurgici che possono danneggiare i nervi.
    • Assunzione di determinati farmaci, ad esempio cisplatino, paclitaxel o vincristina (farmaci chemioterapici).
    • Cause idiopatiche: quando non si identifica una causa precisa.

Tipi comuni di nevralgia

Esistono diverse forme di nevralgia, e tra le più comuni includiamo:

  • Nevralgia del trigemino: colpisce il nervo trigemino, responsabile della sensibilità del viso, causando forti dolori facciali. I pazienti avvertono dolore improvviso e acuto, spesso in risposta a stimoli leggeri come parlare, masticare o lavarsi il viso. Il dolore si concentra tipicamente su una metà del viso e può durare pochi secondi o minuti, ma gli attacchi possono essere ripetuti più volte al giorno. È più comune nelle persone oltre i 50 anni, con una leggera predominanza nelle donne.
  • Nevralgia occipitale: interessa i nervi occipitali nella parte posteriore della testa. Il dolore è solitamente localizzato nella parte posteriore del cranio, ma può estendersi fino agli occhi. Il dolore può scatenarsi da movimenti del collo o pressioni sul nervo.
  • Nevralgia post-erpetica: dolore persistente che segue un episodio di herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio).
  • Nevralgia intercostale: dolore lungo i nervi tra le costole, spesso associato a traumi o infezioni.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi di nevralgia si basa su anamnesi, esame clinico e, talvolta, imaging (come risonanza magnetica o TAC) per identificare la causa.

Il trattamento può includere:

    • Farmaci: antidolorifici, anticonvulsivanti (come gabapentin), antidepressivi triciclici, o antinfiammatori.
    • Terapie fisiche: fisioterapia o massaggi per alleviare il dolore.
    • Interventi chirurgici: in casi gravi, per decomprimere il nervo.
    • Terapie complementari: agopuntura od osteopatia, utili a ridurre il dolore cronico.

L’osteopata può essere di aiuto nella gestione della nevralgia, soprattutto se il dolore è associato a tensioni muscolari, disallineamenti articolari o alterazioni posturali che influenzano i nervi coinvolti. 

Sebbene l’osteopatia non sia una cura definitiva per tutte le forme di nevralgia (soprattutto quelle di origine infiammatoria o legate a patologie neurologiche più complesse), può offrire un trattamento complementare che mira a ridurre i sintomi e migliorare il benessere generale.

Cosa può fare l’osteopata

L’osteopata, grazie a una valutazione globale del corpo, può identificare eventuali tensioni muscolari, blocchi articolari o alterazioni posturali che possono comprimere o irritare i nervi.

I trattamenti manuali che l’osteopata mette in atto sono i seguenti:

  1. Rilascio miofasciale: tecniche per ridurre la tensione muscolare e fasciale, che possono alleviare la compressione sul nervo.
  2. Mobilizzazione articolare: manipolazioni dolci per migliorare la mobilità delle articolazioni, soprattutto nella colonna vertebrale, che è spesso collegata a problemi nervosi come la nevralgia intercostale.
  3. Tecniche cranio-sacrali: utili in caso di nevralgia del trigemino o altre forme che coinvolgono la testa e il collo.
  4. Lavoro sui diaframmi corporei: per migliorare la circolazione e ridurre la tensione nervosa.

Anche lo stress cronico può peggiorare i sintomi di nevralgia; alcune tecniche osteopatiche aiutano a rilassare il sistema nervoso autonomo.

Inoltre, l’osteopata può fornire consigli su esercizi, abitudini posturali e movimenti da evitare o incoraggiare, per prevenire ulteriori episodi di nevralgia.

Limiti dell’osteopatia

Se la nevralgia è causata da lesioni gravi al nervo, patologie neurologiche, o infezioni (come l’herpes zoster), l’osteopata non può sostituire un trattamento medico specifico.

In questi casi, il lavoro dell’osteopata può essere solo complementare e deve essere coordinato con un medico o un neurologo.

Quando rivolgersi a un osteopata

Rivolgiti all’osteopata:

  • Se la nevralgia sembra essere associata a cattiva postura, tensioni muscolari o disfunzioni articolari.
  • Per un trattamento privo di farmaci o interventi invasivi.
  • Dopo aver consultato un medico per escludere cause che richiedono una terapia specifica (ad esempio, un’infezione o una condizione neurologica seria).

In sintesi, l’osteopata può aiutarti a ridurre il dolore e migliorare la qualità della vita agendo su cause muscolo-scheletriche o posturali che contribuiscono alla nevralgia.

Per approfondire puoi leggere:


Se vuoi fissare un appuntamento contattami, mi trovi a:

Verona, Via Federico Balconi 1/a
Zevio (Verona), Via I Maggio 73

 

 

Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

Per saperne di più sui miei servizi vedi:

Contatti:

info@michelezanolli.it

  +39 392 283 4920

©2024 Dott. Michele Zanolli – Riproduzione riservata
Artrosi al ginocchio: fattori rischio, sintomatologia e benefici del trattamento osteopatico non invasivo

Artrosi al ginocchio: fattori rischio, sintomatologia e benefici del trattamento osteopatico non invasivo

Zanolli Osteopatia

Grazie alla mobilizzazione articolare, alle manipolazioni e al massaggio dei tessuti molli l’osteopata può aiutarti nel recupero funzionale del ginocchio dolorante, con beneficio dell’intero sistema muscolo-scheletrico

L’artrosi al ginocchio, conosciuta anche come gonartrosi, è una malattia cronica degenerativa che colpisce l’ articolazione del ginocchio, caratterizzata dalla progressiva usura della cartilagine che riveste i menischi con successivo sfregamento del femore sulla tibia.

In altre parole, la cartilagine che protegge le ossa si assottiglia progressivamente venendo meno alla sua azione di protezione. 

Con il movimento degli arti inferiori che provoca sfregamento tra le ossa, femore e tibia finiscono per danneggiarsi a vicenda provocando dolore e infiammazione.

Articolazione del ginocchio

Articolazione del ginocchio

 

Ne soffre circa il 15% degli adulti sopra i 60 anni, arrivando a colpire fino al 30-40% delle persone sopra i 70 anni, con una maggiore incidenza delle donne.

L’artrosi del ginocchio rappresenta una delle principali cause di disabilità nel nostro Paese, colpendo 4 milioni di Italiani.

Abbiamo parlato di artrosi e di tipi di artrosi nei precedenti articoli:

Vediamo oggi in particolare quali sono i fattori rischio dello sviluppo dell’artrosi al ginocchio, la sintomatologia e come l’osteopatia può essere un trattamento non invasivo di cura e riduzione del dolore.

Artrosi al ginocchio: sintomatologia

L’artrosi del ginocchio può colpire uno o entrambe le ginocchia, ossia essere monolaterale o bilaterale.
I sintomi tipici sono;

  • dolore e arrossamento del ginocchio;
  • riduzione della mobilità del ginocchio;
  • gonfiore al ginocchio;
  • ginocchio instabile;
  • scricchiolio del ginocchio;
  • formazione di osteofiti/speroni ossei all’interno del ginocchio (piccole escrescenze ossee);
  • riduzione del tono muscolare della coscia.

Negli stadi più avanzati l’artrosi del ginocchio può portare anche a una deformazione degli arti inferiori (ginocchio varo, deformità anatomica degli arti inferiori dove le ginocchia puntano l’una in direzione opposta all’altra) e impedire le normali attività quotidiane.

Artrosi al ginocchio: fattori di rischio nello sviluppo della patologia

L’artrosi del ginocchio si sviluppa di solito come conseguenza di più fattori.
Vediamo quali sono: li distinguiamo tra fattori non modificabili, modificabili e biomeccanici.

Fattori rischio non modificabili

  1. Età: è il fattore più comune. Il rischio aumenta con l’avanzare degli anni a causa dell’usura naturale delle articolazioni. 
  2. Sesso: le donne, soprattutto dopo la menopausa, hanno un rischio maggiore di sviluppare la patologia rispetto agli uomini, probabilmente a causa di cambiamenti ormonali che influenzano la salute delle articolazioni.
  3. Fattori genetici: alcune persone ereditano caratteristiche anatomiche (come ad esempio un allineamento errato delle ginocchia) che rendono le articolazioni più suscettibili a sviluppare la patologia.
  4. Malformazioni congenite: alcune anomalie strutturali come ginocchia vare o valghe (gambe arcuate oa “X”) possono predisporre all’usura precoce della cartilagine provocando dolore.

Fattori di rischio modificabili

Si definiscono fattori di rischio modificabili quelle situazioni sulle quali si può intervenire attraverso cambiamenti dello stile di vita o l’assunzione di farmaci.

I principali sono:

  1. Obesità: Il peso in eccesso causa uno stress notevole sulle cartilagini articolari.
  2. Lesioni articolari pregresse: traumi o lesioni al ginocchio, come fratture, lesioni del menisco o altri infortuni ripetuti alle ginocchia possono portare ad artrosi.
  3. Attività lavorative o sportive che si caratterizzano per movimenti ripetitivi, sollevamento di carichi pesanti o attività che sovraccaricano le ginocchia aumentano il rischio di sviluppo della patologia.
  4. Sport ad alto impatto, come ad esempio calcio, corsa su lunghe distanze o sci possono contribuire allo sviluppo della patologia.
  5. Sedentarietà: una vita sedentaria riduce la forza muscolare e la stabilità dell’articolazione, aumentando il rischio di artrosi.
  6. Debolezza muscolare: i muscoli meno sviluppati intorno al ginocchio forniscono meno supporto all’articolazione, aumentando lo stress sulla cartilagine.
  7. Dieta povera di nutrienti: la carenza di nutrienti essenziali per la salute delle articolazioni, come vitamina D, calcio e antiossidanti, può contribuire al degrado delle cellule presenti nella cartilagine.
  8. Infiammazioni croniche come l’artrite reumatoide o altre patologie infiammatorie possono aumentare il rischio di artrosi.

Fattori rischio biomeccanici

Per fattori rischio biomeccanici si intendono quelle affezioni cronico-degenerative delle ossa, dei tendini, dei muscoli e dei nervi che riconoscono cause sia lavorative (come la movimentazione manuale di carichi pesanti e/o pazienti, gli sforzi ripetuti degli arti superiori) che extra-lavorative (fattori costituzionali, abitudini o hobby). 

I più comuni sono:

  1. Allineamento scorretto dell’articolazione
    Disallineamenti delle ginocchia (ad esempio, ginocchia vare o valghe) alterano la distribuzione del carico sull’articolazione, accelerando l’usura della cartilagine.
  2. Instabilità articolare
    Problemi di legamenti o muscoli intorno al ginocchio possono causare stress aggiuntivo che va a peggiorare la situazione della cartilagine.

Diagnosi

Il primo esame che permette al medico di diagnosticare l’artrosi di ginocchio con certezza, di osservare l’articolazione nel suo insieme e di comprendere con quale tipo di terapia procedere è la radiografia al ginocchio sotto carico.

Quando è necessario un approfondimento diagnostico per caratterizzare, in maniera più accurata, l’estensione della patologia artrosica allora si ricorre anche a risonanza magnetica (RM) e/o alla tomografia computerizzata (TAC).

Come curare l’artrosi al ginocchio

In base alla gravità della degenerazione articolare, si può ricorrere a  diverse soluzioni per rallentare la progressione dell’artrosi di ginocchio.

Nelle prime fasi della malattia, pomate, farmaci antinfiammatori e fisioterapia possono essere utili per il controllo del dolore, soprattutto se l’artrosi di ginocchio è stata diagnosticata precocemente.

Le soluzioni di medicina rigenerativa (PRP e cellule staminali) vengono utilizzate soprattutto nei pazienti giovani e nelle degenerazioni lievi-moderate.

Diversi studi hanno sottolineato l’efficacia di PRP cellule staminali nel rallentamento della progressione e nel controllo della sintomatologia.

Anche le infiltrazioni con acido ialuronico possono aiutare in questa fase della malattia, in quanto possiedono una forte componente lubrificante che diminuisce le conseguenze del contatto diretto tra le ossa. Il potenziale rigenerativo dell’acido ialurinico è tuttavia molto inferiore rispetto a PRP e cellule staminali.

Nelle fasi avanzate della patologia si ricorre all’intervento chirurgico e si procede con l’impianto di una protesi al ginocchio, che può essere totali o parziali.

Le scelte chirurgiche cambiano in base al grado di compromissione della cartilagine del ginocchio e alle caratteristiche del paziente.

Obiettivi dell’osteopatia nell’artrosi al ginocchio

artrosi ginocchio

Trattamento osteopatico

L’osteopatia ha un ruolo molto importante nella gestione di questa problematica.

Infatti, l’osteopatia rientra fra le cosiddette terapie “conservative”, ossia tutte quelle terapie che vengono consigliate al paziente prima di sottoporsi all’intervento chirurgico.

L’osteopata effettua, dopo l’anamnesi, un’approfondita valutazione palpatoria a livello dell’articolazione del ginocchio, che prende in considerazione elementi come la mobilità, la consistenza del tessuto fasciale e muscolare e la sensazione del paziente in relazione al tocco su specifiche aree anatomiche dell’arto inferiore.

Di seguito l’osteopata, grazie a tecniche di mobilizzazione attiva del ginocchio eseguite in completa sicurezza, aiuta la vascolarizzazione e il drenaggio dell’articolazione, favorendo la riduzione dell’infiammazione e il rilascio delle tensioni muscolari.

L’osteopata può inoltre suggerire esercizi mirati, miglioramenti posturali e modifiche nello stile di vita con lo scopo di ridurre l’infiammazione.

Di seguito i principali benefici dell’osteopatia:

  1. Riduzione del dolore, grazie alle tecniche manuali che migliorano la mobilità articolare e riducono la tensione muscolare, alleviando il dolore.
  2. Miglioramento della mobilità: la manipolazione sull’articolazione del ginocchio può migliorare la flessibilità e l’ampiezza dei movimenti.
  3. Ottimizzazione della postura e dell’equilibrio biomeccanico: quando il ginocchio è dolente o rigido, il corpo può adottare schemi di movimento errati che sovraccaricano altre aree, come la schiena o l’anca. L’osteopata valuta e corregge eventuali disallineamenti o sovraccarichi che influenzano il ginocchio.
  4.  Supporto alla circolazione: migliorare la circolazione locale è utile nella riduzione dell’infiammazione.

È importante sottolineare che l’osteopatia non può riparare i danni alla cartilagine o curare l’artrosi. È un trattamento complementare che dovrebbe essere integrato con altre terapie, quali fisioterapia, farmaci e dieta.

Quando rivolgersi a un osteopata?

Rivolgiti all’osteopata se il dolore al ginocchio è persistente e limita le attività quotidiane o se senti una particolare rigidità al movimento dell’articolazione: l’osteopatia può essere particolarmente efficace per migliorare la gestione complessiva dell’artrosi al ginocchio e migliorare la qualità di vita.

Contattami per un consulto, mi trovi a Verona e a Santa Maria di Zevio (Verona).

Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

Per saperne di più sui miei servizi vedi:

Contatti:

info@michelezanolli.it

  +39 392 283 4920

©2024 Dott. Michele Zanolli – Riproduzione riservata
Tipi di artrosi e utilità del trattamento manipolativo osteopatico

Tipi di artrosi e utilità del trattamento manipolativo osteopatico

Zanolli Osteopatia

Artrosi lombare o cervicale, artrosi alle mani e ai piedi, alle ginocchia o all’anca. Scopri come trovare beneficio con le manipolazioni osteopatiche 

L’artrosi è una malattia cronica degenerativa dovuta all’usura e all’invecchiamento delle articolazioni.

In Italia l’artrosi colpisce 4 milioni di persone, soprattutto tra i 60 e gli 80 anni, e le donne hanno un rischio di svilupparla superiore rispetto agli uomini.

Ne abbiamo parlato nel precedente articolo: Artrosi e benefici dell’Osteopatia

Abbiamo visto in particolare sintomatologia, cause, fattori di rischio e utilità del trattamento osteopatico.

Vediamo oggi più nel dettaglio quali sono le articolazioni più interessate da questa degenerazione, ossia: 

  • la colonna vertebrale (artrosi lombare o cervicale),
  • il ginocchio (gonartrosi),
  • l’anca (coxartrosi),
  • le articolazioni di mani (rizoartrosi) o dei piedi. 

Tipi di artrosi

Esistono vari tipi di artrosi, a seconda della parte del corpo colpita: in questo caso parliamo di artrosi localizzata.

Se, invece, interessa più aree contemporaneamente, parliamo di artrosi diffusa in tutto il corpo.

Artrosi della colonna vertebrale lombare e cervicale

L’artrosi della colonna vertebrale può colpire il tratto lombare e quello cervicale. 

Parliamo di artrosi lombare quando il dolore si manifesta con mal di schiena (lombalgia) nelle persone di età superiore ai 60 anni, e la cui intensità aumenta con il progredire della malattia. 

L’artrosi lombare è una patologia degenerativa che riguarda la parte bassa della schiena, provocando dolore e rigidità.

La diagnosi precoce e le modifiche dello stile di vita sono utili nel trattamento del dolore. 

Le attività quotidiane faticose ripetute, che mettono sotto stress la parte bassa della schiena, possono causare nel tempo il deterioramento delle articolazioni e dei dischi della colonna lombare.

Fattori predisponenti sono l’eccessivo peso corporeo e la presenza di alterazioni della normale posizione delle vertebre nella zona lombare (lordosi).

Se soffri di dolori lombari leggi anche: Le cause del mal di schiena e l’importanza della prevenzione

Artrosi cervicale

Parliamo invece di artrosi cervicale quando il dolore compare in seguito alla formazione di osteofiti e alla protrusione del disco intervertebrale, che provocano la compressione delle radici e dei nervi spinali. 

I sintomi tipici dell’artrosi cervicale sono dolore localizzato, formicolii e intorpidimento di spalle e braccia.

Se l’artrosi cervicale provoca una riduzione dello spazio intorno al midollo spinale, le radici nervose che passano attraverso la colonna vertebrale possono essere compresse. In questo caso i sintomi possono includere:

  • debolezza, insensibilità, sensazione di punture di spillo negli arti inferiori e superiori
  • mancanza di coordinamento
  • dolore agli arti

È una patologia molto comune e che peggiora con l’età (ne è affetta circa l’85-90 per cento delle persone di 60 anni e più).

Se soffri di dolori cervicali potresti leggere: Cervicalgia: come risolvere il dolore e recuperare il benessere

Artrosi dell’anca (coxartrosi)

L’artrosi dell’anca è una patologia degenerativa dell’articolazione dell’anca provocata da una progressiva alterazione della cartilagine articolare.

Si caratterizza da dolore che coinvolge l’inguine e a volte anche il gluteo, la coscia e il ginocchio.

Si manifesta con rigidità articolare che impedisce anche movimenti banali come allacciarsi le scarpe. 

Anche qui lo stile di vita e il peso corporeo vanno a incidere sulla sintomatologia e sul peggioramento della patologia.

Artrosi del ginocchio (gonartrosi) 

L’artrosi del ginocchio è una patologia cronica invalidante molto diffusa nelle persone con più di 60 anni.

È più frequente nel sesso femminile ed è caratterizzata da dolore, gonfiore, ridotta mobilità articolare e rigidità che, in fase avanzata, può portare a disabilità. 

Questa infiammazione cronica è la conseguenza dalla degenerazione degli strati di cartilagine che fanno parte all’articolazione del ginocchio e dal conseguente sfregamento del femore sulla tibia.

I fattori che favoriscono lo sviluppo dell’artrosi al ginocchio sono i seguenti: età avanzata, obesità, una storia passata di infortuni al ginocchio o interventi di rimozione del menisco.

L’artrosi al ginocchio può essere monolaterale o bilaterale, riguardare cioè entrambe le ginocchia, ed è una condizione dagli effetti irreversibili e per la quale esistono soltanto cure che aiutano a ridurre la sintomatologia.

Se hai problemi alle ginocchia potresti leggere Dolore al ginocchio: cause, diagnosi e prevenzione

Artrosi delle mani (rizoartrosi)

Le articolazioni della mano, proprio come la cartilagine,  sono particolarmente coinvolte nello sviluppo dell’artrosi perché vanno spesso incontro a usura.

Le articolazioni della mano più colpite da artrosi sono:

  • articolazioni interfalangee distali, cioè le falangi più esterne delle dita, dove ci sono le unghie. Queste articolazioni sono molto piccole, ma lavorano molto, si consumano più facilmente e hanno uno strato di cartilagine molto sottile;
  • articolazione trapezio-metacarpale, cioè l’articolazione che ci permette di opporre il pollice. Questa articolazione ha grande libertà di movimento e si consuma più facilmente delle altre;
  • articolazioni intracarpiche, cioè del polso. Queste articolazioni diventano artrosiche in presenza di una vecchia lesione al legamento del polso. 

I sintomi dell’artrosi della mano variano in base alla gravità della condizione e alle articolazioni coinvolte. I più comuni includono:

  • dolore: è il sintomo principale e può variare da lieve a intenso;
  • diminuzione della capacità motoria della mano;
  • gonfiore a livello dell’articolazione.

La predisposizione genetica sembrerebbe essere un fattore che ne influenza la comparsa e ad esserne colpite sono principalmente le donne dopo la menopausa.

artrosi

L’articolazione del polso può essere colpita da artrosi

Artrosi del piede

Questo tipo di artrosi si presenta come un’infiammazione della borsa sinoviale (borsite) che protegge l’articolazione. 

Tale infiammazione può determinare con il tempo il deterioramento progressivo dell’articolazione, in particolare quella dell’alluce, la parte più esposta a usura da carico e attrito dovuti al cammino.


Utilità dell’osteopatia per l’artrosi

L’artrosi viene definita come un’effetto dello squilibrio biomeccanico.

È per questo motivo che l’osteopatia è molto utile in caso di artrosi poiché va a lavorare su quelle disfunzioni che stanno alla base del disturbo.

L’osteopatia può essere utile in quanto lo scopo del trattamento osteopatico in caso di artrosi è quello di cercare di ridare funzionalità e mobilità all’articolazione dolorante e di ridurre la tensione della muscolatura articolare.

Trattamento manipolativo osteopatico: in cosa consiste 

Il trattamento manipolativo osteopatico permette il recupero della mobilità dell’articolazione e la riduzione della sintomatologia dolorosa.

L’osteopsta infatti, con l’uso delle sole mani, ricerca le disfunzioni osteopatiche, ossia quella riduzione della mobilità dei tessuti o di un’articolazione che causa un’alterazione dell’equilibrio generale della persona. 

Mediante la manipolazione osteopatica delle strutture osteo-muscolari in disfunzione, l’osteopata è in grado di ridare mobilità ai tessuti e alle strutture ad esso correlate.

A ciò segue solitamente:

  • un miglioramento della vascolarizzazione e del trofismo della zona manipolata,
  • la regressione del dolore come conseguenza dell’eliminazione delle cause scatenanti,
  • la riduzione della contrattura muscolare,
  • Il miglioramento della postura.

Non è da sottovalutare il fatto che, ad esempio, un’artrosi all’anca o lombare può avere come concause delle tensioni viscerali a carico dell’addome.
In questi casi l’osteopata userà la tecnica della manipolazione viscerale al fine di agire sulle strutture fascialinervose viscerali (quindi non solo ossee) che entrano in relazione con l’articolazione dolorante.

Seguendo un approccio osteopatico si ottengono molto spesso risultati eccellenti sia sotto il profilo sintomatico sia sotto l’aspetto di recupero funzionale.

Se soffri di artrosi o dolore alle articolazioni non esitare a contattarmi per un consulto.

Ricevo a Verona e a Santa Maria di Zevio (Verona).

Mi trovi a questo numero:

392 283 4920

Sul dolore cronico puoi leggere:

Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

Per saperne di più sui miei servizi vedi:

Contatti:

info@michelezanolli.it

  +39 392 283 4920

©2024 Dott. Michele Zanolli – Riproduzione riservata
Artrosi e benefici dell’Osteopatia

Artrosi e benefici dell’Osteopatia

Zanolli Osteopatia

L’artrosi è una malattia cronica molto diffusa nel nostro paese: l’osteopatia può aiutarti a ridurre lo stato di infiammazione e a ripristinare la corretta meccanica articolare.

L’artrosi o osteoartrosi è una malattia cronica degenerativa che colpisce le articolazioni, caratterizzata dalla progressiva usura della cartilagine che riveste le superfici articolari. 

Questa condizione è anche nota come osteoartrosi o osteoartrite, anche se il termine “osteoartrite” implica una componente infiammatoria che non è sempre presente.

È la seconda malattia cronica più diffusa nel nostro paese: colpisce il 14,8% della popolazione ed è preceduta solo dall’ipertensione, che colpisce il 18,8% della popolazione.

Oggi si ritiene che l’artrosi non interessi solamente la cartilagine, ma tutta l’articolazione (osso, legamenti e tendini) e che culmini con il danno alle cartilagini, le quali perdono la funzione di proteggere e ridurre l’attrito fra i capi articolari.

Le articolazioni più spesso interessate da questa degenerazione sono: 

  • l’anca (coxartrosi), 
  • il ginocchio (gonartrosi), 
  • la colonna vertebrale (artrosi lombare o cervicale); 
  • le articolazioni di mani (rizoartrosi) o dei piedi. 

Questa infiammazione di tipo cronico degenerativo colpisce in Italia 4 milioni di persone, perlopiù tra i 60 e gli 80 anni e le donne hanno un rischio di svilupparla leggermente superiore rispetto agli uomini, soprattutto dopo la menopausa.

Artrite o Artrosi?

Prima di tutto: come riconoscere se è artrite o artrosi?

Un aspetto che caratterizza l’artrosi è che con il riposo migliora, il dolore si attenua.

L’artrite invece si comporta in modo opposto: il dolore compare soprattutto a riposo, e soprattutto la notte.

Inoltre l’artrosi si riconosce dallo scricchiolio che fa spesso l’articolazione quando la si muove.

Artrosi e Artrite reumatoide

È importante non confondere artrosi con artrite reumatoide. 

L’artrosi è determinata da processi degenerativi che interessano esclusivamente le articolazioni, inoltre non necessariamente è una malattia a origine infiammatoria.

La cartilagine, che svolge una funzione di cuscinetto fra le ossa, man mano che si assottiglia, causa lo sfregamento delle ossa con conseguente dolore e blocco del movimento.

L’artrite reumatoide è invece un fenomeno infiammatorio che può avere cause batteriche o virali e può colpire anche tendini e legamenti, con sensazione di calore e gonfiore. 

Anatomia di un’articolazione

Le articolazioni, grandi o piccole, sono strutture anatomiche che mettono in contatto due o più ossa.

Sono strutture complesse formate da:

  • Cartilagine articolare: formata principalmente da acqua, sali minerali e condrociti, le cellule responsabili della produzione di collagene.
    Tessuto elastico molto resistente alla pressione e alla trazione che riveste le estremità delle ossa lunghe proteggendole dall’attrito.
    Le capacità di rigenerazione del tessuto cartilagineo sono però molto basse a causa di una ridotta vascolarizzazione.
  • Capsula articolare: sacca di contenimento di ossa e delle altre componenti dell’articolazione.
    E formata da tessuto connettivo, che ha una funzione di collegamento, sostegno e nutrimento.
  • Sinovia: o “membrana sinoviale”, sottile rivestimento interno della capsula articolare, responsabile della produzione del liquido sinoviale.
  • Liquido sinoviale: liquido mucoso presente nello spazio compreso tra due cartilagini articolari. Agisce da lubrificante delle articolazioni.
  • Muscoli, tendini e legamenti: tessuti che circondano le ossa e le articolazioni, permettendone e condizionandone i movimenti.

articolazione

 

Artrosi: sintomatologia e prevenzione

principali sintomi dell’artrosi sono rappresentati dal dolore nella sede interessata e dalla difficoltà a svolgere i normali movimenti della vita quotidiana. 

L’artrosi tuttavia non si caratterizza come fenomeno doloroso in senso assoluto: molte persone con artrosi infatti non lamentano dolore.

L’artrosi viene definita come conseguenza di uno squilibrio biomeccanico: nella maggior parte dei casi, quando si interviene sulla disfunzione, il dolore diminuisce o scompare.

È per questo motivo che l’osteopatia è molto utile in caso di artrosi: vedremo a breve in che modo.

Prevenzione

La prevenzione dell’artrosi si basa sul controllo dei fattori di rischio. 

È importante:

  • evitare il sovrappeso,
  • correggere i vizi posturali,
  • ridurre i carichi eccessivi e ripetuti,
  • rinforzare la muscolatura con la regolare attività fisica.

Anche in caso di artrosi conclamata l’attività fisica mirata è in grado di alleviare il dolore e di migliorare la mobilità dell’articolazione.

Si consiglia di eseguire un programma regolare basato su stretching ed esercizi dolci per il recupero della mobilità articolare.

Cause dell’artrosi

L’artrosi è una patologia multifattoriale in quanto determinata da una combinazione di fattori, ad oggi non ancora del tutto chiari.

Si parla di “artrosi primaria” se insorge senza una motivazione apparente e va a colpire un’articolazione sana; si definisce invece “artrosi secondaria” se può essere ricondotta ad altri fattori di rischio.

Possiamo affermare che la degenerazione artrosica dell’articolazione è un processo in parte fisiologico, ossia collegato all’avanzamento dell’età.

La patologia può però acutizzarsi in seguito a problemi funzionali dello scheletro che costringono le articolazioni a lavorare in maniera scorretta.

La patologia può essere accelerata da:

  • un lavoro usurante che costringe le articolazioni a lavorare in modo scorretto;
  • fattori genetici: alcune malattie ereditarie possono compromettere il metabolismo e la funzionalità articolare;
  • un’alimentazione squilibrata o basata su cibi che causano infiammazione (come il glutine e lo zucchero);
  • sovrappeso e obesità;
  • scompensi ormonali;
  • traumi pregressi, che possono accelerarne e il processo. In seguito a un trauma si può instaurare, infatti, un processo infiammatorio e l’attivazione non fisiologica dei condrociti che portano alla formazione di fibre di collagene più sottili e disomogenee. Il tessuto cartilagineo così indebolito è più suscettibile a fratture anche a causa dell’infiltrazione del liquido sinoviale al suo interno;
  • alcune forme di artrite (come l’artrite reumatoide);
  • sport praticati a livello agonistico in cui le articolazioni sono sollecitate di continuo causando infiammazione delle cartilagini articolari e le rendono più suscettibili alla degenerazione;
  • avanzare dell’età: con il passare degli anni le cartilagini perdono fisiologicamente elasticità e resistenza alle sollecitazioni esterne, con conseguente aumento del rischio di lesioni articolari.

Artrosi e benefici dell’osteopatia

Essendo l’artrosi la conseguenza di uno squilibrio biomeccanicoquando si interviene sulla disfunzione, il dolore diminuisce o scompare.

È per questo motivo che l’osteopatia è molto utile in caso di artrosi: l’osteoepata lavora infatti su quelle disfunzioni che stanno alla base del disturbo per ridurre lo stato di infiammazione.

osteopatia e artrosi

Il trattamento osteopatico agisce riequilibrando le funzioni del corpo riducendone dolore, rigidità e limitazioni funzionali

 

È importante sottolineare che in caso di artrosi non è possibile intervenIre manualmente con lo scopo di ripristinare la cartilagine articolare; il trattamento osteopatico mira invece a:

  • Dare sollievo immediato dai sintomi;
  • Ridurre il dolore e il gonfiore;
  • Migliorare la mobilità articolare e muscolare.

Pur convivendo con questa patologia cronica, grazie alle manipolazioni osteopatiche e alle indicazioni sulla corretta postura e sull’utilizzo corretto del corpo, è possibile migliorare notevolmente il benessere generale del fisico.

Nello specifico, grazie al trattamento osteopatico:

  1. Si allevia il processo infiammatorio e si riduce la fatica sull’articolazione dolente;
  2. Si rilassano i gruppi muscolari irrigiditi che provocano e mantengono gli stress articolari;
  3. Si ripristina la corretta mobilità dell’articolazione;
  4. Si imposta una corretta postura e si migliora l’equilibrio. Spesso, l’artrosi porta a compensazioni posturali che sovraccaricano altre articolazioni o muscoli. L’osteopata lavora per migliorare l’allineamento corporeo e prevenire recidive.
  5. Si impedisce al processo artrosico di progredire. Sebbene non possa invertire i danni alla cartilagine, l’osteopatia può contribuire a rallentare il peggioramento dei sintomi, migliorando la funzionalità articolare.
  6. Si ottiene un supporto globale: l’osteopata considera il corpo nella sua totalità. Ad esempio, se l’artrosi colpisce un ginocchio, può lavorare anche su altre aree come la colonna vertebrale o l’anca per garantire un equilibrio generale e libero.

Se soffri anche tu di artrosi prenota la tua visita e scopri tutti i benefici che puoi trarre dai trattamenti osteopatici.

Ricevo a Verona e a Santa Maria di Zevio (VR).

Contattami al 392 283 4920

Potresti leggere anche:

 

Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

Per saperne di più sui miei servizi vedi:

Contatti:

info@michelezanolli.it

  +39 392 283 4920

©2024 Dott. Michele Zanolli – Riproduzione riservata
Sindrome da Stanchezza Cronica: come riconoscerla e affrontarla

Sindrome da Stanchezza Cronica: come riconoscerla e affrontarla

Zanolli Osteopatia

Manipolazioni osteopatiche, terapia cognitiva e consigli per controllare i sintomi: così affronti la Sindrome da Stanchezza cronica 

La Sindrome da Stanchezza Cronica, nota anche come  Encefalomielite Mialgica (ME), è una patologia complessa che causa un affaticamento estremo che non migliora con il riposo.

È disturbo cronico che causa nel paziente sonnolenza, confusione mentale e dolori muscolari o articolari diffusi.

Chi è colpito da questa condizione percepisce una sorta di affaticamento fisico più debilitante della sola stanchezza fisica e mentale: è troppo stanco per svolgere le normali attività quotidiane e spesso si sente esaurito senza motivo apparente.

Stanchezza cronica: sintomatologia

Ci sono molti sintomi associati alla stanchezza cronica, ma la l’affaticamento e l’esaurimento fisico sono i più importanti. 

Secondo l’Institute of Medicine (2015) la Sindrome da stanchezza cronica o Encefalomielite Mialgica prevede tre sintomi centrali:

  1. Impossibilità o difficoltà a mantenere le attività lavorative, scolastiche, personali o sociali che si svolgevano in passato, per almeno 6 mesi.
    Questa difficoltà si accompagna a stanchezza, spesso intensa, che ha un esordio preciso, non è presente dalla nascita, non è risultato di sforzi continui e non migliora con il riposo. 
  2. Malessere post-esercizio: peggioramento dei sintomi dopo lo sforzo fisico, mentale o emotivo.
  3. Sonno poco ristoratore, anche dopo un’intera notte di sonno. Oppure sentirsi stanchi al risveglio.

Inoltre, la presenza di almeno quattro dei seguenti sintomi contemporaneamente può indicare la presenza della Sindrome da Stanchezza cronica: 

  • Difficoltà di memorizzazione e concentrazione 
  • Mal di testa
  • Vertigini, capogiro o stordimento (fino allo svenimento)
  • Sudorazione o palpitazioni
  • Dolore che si sposta da un’articolazione all’altra senza gonfiore o arrossamento
  • Dolore muscolare inspiegabile
  • Ingrossamento o dolore ai linfonodi del collo o ascella
  • Problemi gastrointestinali o genito-urinari
  • Estremo esaurimento che persiste più di 24 ore dopo l’esercizio fisico o mentale. 

È bene sapere che l’affaticamento può essere un sintomo di molte malattie, come infezioni o disturbi psicologici. 

Per questo motivo, se si soffre di affaticamento persistente o eccessivo è buona cosa consultare il proprio medico, per indagarne le cause.

Stanchezza cronica: cause

Le cause dell’insorgenza di tale patologia non sono a oggi ancora del tutto chiare.

La stanchezza cronica potrebbe insorgere in seguito ad un infezione di tipo virale, a difetti appartenenti al sistema immunitario, a sbilanciamenti ormonali o a problematiche di natura psicologica.

Diversi fattori quali tossine fisiche, allergiche, ambientali come pesticidi o fattori infettivi (virus e batteri) portano a una sovrastimolazione del sistema nervoso simpatico (autonomo): ciò causa una congestione del sistema linfatico (che normalmente dovrebbe defluire nei vasi linfatici ed essere scomposto dal sistema linfatico e dal fegato) e di conseguenza all’accumulo di tossine nel cervello. 

Ed è proprio questo accumulo che causa l’affaticamento.

Allo stesso modo l’accumulo di tossina nei muscoli e nelle articolazioni può portare a dolore e debolezza.

Quanto è diffusa la stanchezza cronica

Non è facile stabilire quanto sia diffusa la Sindrome da Stanchezza cronica perché ancora poco conosciuta e non sempre diagnosticata correttamente.

Le ricerche esistenti riferiscono che lo 0,4-1% della popolazione è affetto da questa sindrome. 

Si manifesta soprattutto nella fascia d’età tra i 20 e i 50 anni e colpisce il genere femminile.

Osteopatia e stanchezza cronica

La Sindrome da Stanchezza cronica può essere curata e trattata con buoni risultati con l’osteopatia.

L’approccio osteopatico agisce sul sistema nervoso simpatico, molto spesso affaticato da stress, allergie o infezioni.

Inoltre, grazie alle manipolazioni osteopatiche, si può ristabilire la corretta circolazione del circolo linfatico, effettuare un’azione di drenaggio delle tossine per eliminarle dall’organismo.

Sindrome da stanchezza cronica: consigli

Anche se non esiste una cura ben specifica per questa condizione, è consigliato seguire una serie di rimedi utili ad alleviare i sintomi.

Tra questi:

  • Eseguire attività fisica dolce e graduale (passeggiate, ginnastica dolce, yoga),
  • Evitare situazioni particolarmente stressanti, 
  • Ridurre il consumo di bevande alcoliche e di caffè, 
  • Preferire pranzi e cene leggere,
  • Cercare di condurre una quotidianità regolare con orari stabiliti.

Per aiutare il paziente nella gestione e accettazione della sindrome da stanchezza cronica potrebbe essere d’aiuto anche una terapia cognitivo-comportamentale, che si è  dimostrata efficace nella popolazione adulta.

Nei casi più gravi è possibile controllare la sindrome da stanchezza cronica ricorrendo ai farmaci, solitamente antidepressivi o antidolorifici, con monitoraggio dello specialista che li ha prescritti.

Bisogna ricordare che ciascun soggetto presenta la propria problematica in forma differente e distinta, pertanto non può essere applicata la stessa terapia a tutti i pazienti.

Conclusione

L’osteopatia può fare molto contro la sindrome della stanchezza cronica.

Grazie a un’anamnesi approfondita, tecniche che incorporano l’osteopatia cranica, il drenaggio linfatico e la consulenza posturale, l’osteopata può realmente aiutarti a curare e controllare la stanchezza cronica.

Se soffri di stanchezza cronica non esitare a contattarmi per un consulto.

Ricevo a Verona e a Santa Maria di Zevio (Verona).

Mi trovi a questo numero:

392 283 4920

Sul dolore cronico puoi leggere:

Potrebbe interessarti anche:

Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

Per saperne di più sui miei servizi vedi:

Contatti:

info@michelezanolli.it

  +39 392 283 4920

©2024 Dott. Michele Zanolli – Riproduzione riservata
Reflusso gastroesofageo: sintomi, cure e benefici dell’Osteopatia

Reflusso gastroesofageo: sintomi, cure e benefici dell’Osteopatia

Zanolli Osteopatia

Diversi studi pubblicati in letteratura scientifica certificano la comprovata efficacia delle tecniche osteopatiche sui sintomi da reflusso, grazie alle quali è possibile correggere il problema o ridurre la sintomatologia in modo significativo

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto diffuso tra la popolazione: secondo quanto riportato all’ultimo International Meeting on Gastro-Esophageal Reflux Disease si stima che siano almeno 15 milioni gli italiani che soffrono di questa patologia.

Cerchiamo in questo articolo di capire cos’è il reflusso gastroesofageo, quali sono le cause e i sintomi con cui si manifesta, come viene diagnosticato e in cosa consiste il trattamento osteopatico che mira a ridurre o risolvere completamente il problema.

Cos’è il Reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo è un fenomeno patologico involontario e automatico per cui i succhi gastrici risalgono dallo stomaco attraverso l’esofago (che collega la bocca con lo stomaco) fino alla faringe. 

Il problema è che, nella parte alta dell’esofago e della faringe – tratto non concepito per contenere materiale acido – la mucosa si danneggia e, se il reflusso supera una determinata soglia per durata o intensità, si irrita in modo patologico.

Quando il reflusso gastroesofageo si manifesta con un’intensità importante, in termini di frequenza e durata, allora si parla di malattia da reflusso gastroesofageo.

Sintomi 

Il reflusso gastroesofageo presenta due sintomi tipici, cioè specifici di questa problematica: 

  • sensazione di bruciore di stomaco, spesso dopo aver mangiato, che potrebbe peggiorare di notte o mentre si è sdraiati,
  • rigurgiti di cibo o di liquido acido.

Altri sintomi atipici, cioè presenti non solo in caso di reflusso ma che però molto spesso sono correlati ad esso, sono:

  • dolore addominale o nella parte superiore del torace,
  • sensazione di nodo alla gola,
  • disfagia, ossia difficoltà a deglutire,
  • alito cattivo,
  • gonfiore addominale,
  • laringite cronica,
  • tosse secca,
  • nausea,
  • asma,
  • difficoltà digestive.

 

cause del reflusso

Le cause del reflusso sono diverse: il reflusso può avere un’origine alimentare, anatomica o funzionale, o anche ormonale o farmacologica

 

Cause del Reflusso gastroesofageo

Le condizioni che possono influire sullo sviluppo della malattia da reflusso sono diverse.

Il reflusso può avere un’origine alimentare, anatomica o funzionale, o anche ormonale o farmacologica.

Le cause principali sono le seguenti:

  • Incontinenza cardiale: può svilupparsi a partire da diversi fattori fra cui assunzione di particolari farmaci, distonie neurovegetative, ernia iatale, ecc.;
  • Rallentato svuotamento gastrico: scorrette abitudini alimentari o stili di vita poco salutari;
  • Ridotta salivazione;
  • Particolari condizioni quali gravidanza, sovrappeso, ansia o stress.

In molti casi a questi fattori si associano cause osteopatiche. L’esofago e lo stomaco, infatti, possono essere soggetti sia a tensioni mio-fasciali che a stress di tipo neurovegetativo e, in entrambi i casi, vi sono sempre coinvolgimenti osteopatici.

Diagnosi

La presenza della sintomatologia tipica (bruciore allo stomaco e rigurgito acido) e un esame obiettivo sono già sufficienti a formulare una diagnosi di reflusso gastroesofageo.

Altri esami utili sono: RX tubo digerente, gastroscopia, manometria esofagea, pH-impedenziometria delle 24 ore ( utile a monitorare la quantità di materiale refluito).

Terapia

La terapia del reflusso prevede come prima cosa modificare il proprio stile di vita e la propria alimentazione, in modo da ridurre il peso corporeo e limitare gli episodi di rigurgito e bruciore.

Si consiglia di ridurre o evitare cibi come cioccolata, caffè, alcolici, fritti, pomodoro, agrumi, menta e puntare su una dieta equilibrata.

È necessario poi:

  • evitare il fumo;
  • dopo i pasti attendere 2-3 ore prima di coricarsi o andare a dormire;
  • consumare pasti leggeri, specialmente la sera;
  • fare regolare attività fisica.

Sono consigli utili anche per prevenire la comparsa della patologia.

Se i disturbi permangono, possono essere prescritti trattamenti farmacologici antiacidi o farmaci procinetici.

I primi bloccano o riducono la produzione dell’acido da parte dello stomaco, i secondi servono a migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco dopo i pasti. 

Nei pazienti che soffrono di malattia da reflusso in maniera molto severa o non rispondono ai farmaci si può prendere in considerazione la terapia chirurgica, finalizzata a ristabilire la continenza del cardias e volta a ridurrre o eliminare la problematica.

Reflusso gastroesofageo e Osteopatia

Il trattamento osteopatico è stato inserito come possibile approccio per le persone affette da reflusso gastroesofageo. 

Il trattamento del reflusso gastroesofageo dal punto di vista osteopatico prevede il riequilibrio funzionale del tratto digerente, dalla faringe allo stomaco.

Essendo l’osteopatia una scienza olistica che analizza il funzionamento generale dell’organismo – concepito come un sistema unico e condizionato reciprocamente – anche l’indagine delle possibili cause dei reflusso prevede un’attenta osservazione delle connessioni tra viscere, struttura scheletrica e strutture neurologiche.

Si trattano dunque non solo la zona faringea, l’esofago e lo stomaco ma anche le strutture adiacenti.

I sintomi del reflusso possono infatti essere legati ad altre disfunzioni apparentemente scollegate, e l’osteopata si occupa quindi di agire sulle cause prime del disturbo.

Tramite le tecniche viscerali l’osteopata è in grado di allentare le tensioni a livello del cardias, aiutando l’organismo a ritrovare l’equilibrio e ripristinare la corretta motilità degli organi.

Le tecniche maggiormente utilizzate in osteopatia sono le seguenti:

  1. Trazione del LES (sfintere esofageo inferiore), 
  2. Mobilizzazione del diaframma e della colonna toracica,
  3. Ripristino di una corretta ergonomia posturale.

Sull’importanza del mantenimento della postura corretta puoi leggere: Osteopatia e problemi posturali: come migliorare l’equilibrio e ritrovare il benessere

reflusso gastroesofageo e osteopatia

Tra le indagini effettuate dall’osteopatia per combattere il reflusso gastrofaringeo vi è l’analisi dei rapporti tra occipite-atlante-epistrofeo e le eventuali compressioni a carico del nervo vago

In particolare, l’osteopata andrà a indagare:

  • Eventuali disfunzioni strutturali a vertebre e costato,
  • Il diaframma toracico,
  • Le vertebre dorso-lombari, per la loro vicinanza anatomica e l’inserzione del diaframma,
  • Le vertebre cervicali,
  • La base del cranio e rapporti tra occipite-atlante-epistrofeo e le eventuali compressioni a carico del nervo vago,
  • Le strutture viscerali (stomaco, esofago, duodeno, esofago, ecc…),
  • Il sistema nervoso autonomo tramite i segmenti vertebrali che innervano esofago e stomaco.

È importante sottolineare che in osteopatia non si ragiona per protocolli e ogni trattamento è personalizzato.

Diversi studi pubblicati in letteratura scientifica certificano la comprovata efficacia delle tecniche osteopatiche sui sintomi da reflusso, grazie alle quali è possibile correggere completamente il problema o ridurre la sintomatologia in modo significativo.

Se soffri di reflusso gastroesofageo chiamami per prenotare un primo consulto.

Cercheremo insieme di individuare il trattamento più efficace in base alle tue esigenze terapeutiche.

 

Potrebbe interessarti anche: Dolore cronico: come riconoscerlo e come gestirlo

Se vuoi conoscere come lavora l’Osteopata leggi: Quando hai bisogno dell’Osteopata

 

Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

Per saperne di più sui miei servizi vedi:

Contatti:

info@michelezanolli.it

  +39 392 283 4920

©2024 Dott. Michele Zanolli – Riproduzione riservata