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Ipnosi Ericksoniana: come funziona, applicazioni e domande frequenti

Ipnosi Ericksoniana: come funziona, applicazioni e domande frequenti

Zanolli Osteopatia

L’ipnosi clinica si rivela un utile supporto all’osteopatia per un migliore recupero negli infortuni e nella gestione del dolore cronico o acuto. Sempre più scelta da pazienti e terapisti, vediamo oggi quali sono i suoi punti chiave

Con l’ipnosi ericksoniana intendiamo quell’approccio all’ipnosi sviluppato dal medico e psicoterapeuta americano Milton H. Erickson (1901-1980) e che si basa sulla teoria che le risorse necessarie al cambiamento siano insite nella storia esperenziale della persona. 

L’ipnosi ericksoniana si differenzia dalle forme tradizionali di ipnosi e dall’idea che generalmente si ha dell’ipnosi, e che oramai raramente si ritrova negli studi degli psicoterapeuti. 

Si caratterizza infatti da uno stile indiretto, permissivo e collaborativo, che punta a facilitare i processi di cambiamento attraverso il dialogo e la valorizzazione delle risorse interiori della persona.

Può essere utile per intervenire in diversi ambiti, tra cui il controllo del dolore nelle patologie croniche ma anche il controllo delle emozioni negative, come ansia, attacchi di panico, dipendenze, fobie e depressioni.

Utile supporto anche nella gestione del recupero post infortunio e del dolore acuto.

Ipnosi Ericksoniana: in cosa consiste e come funziona

I punti chiave dell’ipnosi ericksoniana sono i seguenti:

1. Approccio indiretto e collaborativo del terapeuta

Invece di usare comandi diretti come nell’ipnosi classica (“Ora chiudi gli occhi e rilassati”), l’ipnosi ericksoniana usa suggerimenti indiretti, metafore e racconti. 

Questo approccio mira a bypassare la resistenza conscia della persona, lasciando che il messaggio raggiunga l’inconscio in modo naturale.

2. Flessibilità e adattamento

L’ipnosi ericksoniana si basa sull’idea che ogni individuo è unico, e quindi il terapeuta adatta il suo approccio alle caratteristiche, ai bisogni e alle esperienze personali del paziente. 

Non ci sono schemi rigidi: la comunicazione si costruisce sul momento.

Scriveva M. Erickson:
“Una delle considerazioni più importanti quando si induce l’ipnosi è quella di andare incontro in maniera adeguata al paziente come personalità e di rispondere ai suoi bisogni come individuo. Si cerca troppo spesso di adattare il paziente ad una tecnica formale di suggestione, invece di adattare la tecnica al paziente, secondo la sua situazione personale del momento.” 

Milton Erickson (American Journal Clinical Hypnosis, 1958, 1: 3-8)

3. Connessione con il proprio inconscio

M. Erickson credeva che l’inconscio fosse una risorsa preziosa, piena di potenziale creativo e soluzioni. L’obiettivo dell’ipnosi è aiutare la persona a connettersi con questa parte profonda di sé per trovare risposte, cambiamenti e raggiungere la guarigione.

4. Uso delle metafore

Le metafore e i racconti sono strumenti fondamentali nell’ipnosi ericksoniana. Attraverso una storia, il terapeuta può comunicare idee, soluzioni o modelli di comportamento che l’inconscio del paziente può elaborare.

Ad esempio, raccontare una storia su un fiume che trova il suo percorso naturale può aiutare una persona a comprendere come superare un ostacolo nella vita.

5. Esperienze positive come risorse

L’ipnosi ericksoniana punta a far emergere esperienze positive e a rafforzare l’autonomia del paziente. 

Non è il terapeuta che “guarisce”, ma il paziente che scopre e utilizza le proprie risorse.

Il terapeuta adatta il proprio lavoro al paziente, che viene inteso come soggetto attivo e partecipe.

Si crea così un legame di collaborazione, in cui l’ipnoterapeuta aiuta la persona ad osservarsi e riconoscersi per le capacità e peculiarità che le sono proprie.

Ipnosi clinica

Punti chiave dell’ipnosi ericksoniana

6. Trance Leggera

L’ipnosi ericksoniana non richiede una trance profonda: spesso si lavora in uno stato di rilassamento leggero o persino in una conversazione normale.

In altre parole, possiamo definire lo stato ipnotico come uno stato di coscienza diverso dalla veglia comune in cui l’attenzione del soggetto diventa estremamente focalizzata e rivolta verso l’interno.

Si tratta di uno stato naturale che emerge spontaneamente più volte al giorno e che permette di recuperare energie, rielaborare le esperienze vissute, entrare a contatto con le proprie fantasie, desideri e potenzialità.

M.Erickson stesso diceva che “la trance è uno stato naturale” e che tutti sperimentiamo stati simili nella vita quotidiana (ad esempio, quando ci perdiamo nei nostri pensieri).

Per M. Erickson lo stato ipnotico implica “la perdita di orientamento nei confronti della realtà esterna e lo stabilirsi di un nuovo orientamento nei confronti di una realtà astratta.” 

Milton Erickson (Initial Experiments Investigating the Nature of Hypnosis, in American Journal Clinical Hypnosis, 1964, 7, pp. 152-162)

L’ipnosi ericksoniana perde dunque l’aspetto manipolatorio che caratterizzava la vecchia ipnosi, per focalizzarsi sulle risorse della persona e sulla relazione che si instaura con l’ipnoterapeuta.

7. Approccio naturalistico con il paziente

M. Erickson definisce i suo approccio ipnotico come naturalistico, che significa l’accettazione della situazione che si incontra e la sua utilizzazione, senza tentare di “ristrutturarla da un punto di vista psicologico”. 

Il concetto stesso di trance o stato ipnotico altro non è che uno stato di alterazione di coscienza che normalmente la persona già sperimenta durante momenti quotidiani ed è in tale stato ipnotico che avverrà la terapia; terapia che si adatterà alle necessità che, istante dopo istante, emergono durante lo stato ipnotico.

8. Dialogo e guarigione: esperienza di riassociazione e riorganizzazione

Secondo M.Erickson, per produrre la guarigione sono necessarie una riassociazione e riorganizzazione di idee, di modi di vedere e ricordi della propria vita esperenziale.

Il cambiamento, o la guarigione, si raggiungono sempre in modo consapevole, anche se non sempre ci sarà coscienza di tale consapevolezza.

È possibile cioè che al risveglio della trance la persona percepisca solo l’effetto benefico del cambiamento, senza essere consapevole delle ragioni per cui esso sia avvenuto.

Cosa avviene durante la seduta: domande frequenti

Spesso mi viene chiesto se durante la seduta si rimane coscienti o se al termine della seduta si ricorda esattamente cosa è accaduto.

Vediamo insieme questi aspetti.

Durante la seduta di ipnosi si rimane coscienti. Mentre in passato si credeva che l’efficacia dell’intervento fosse tanto maggiore quanto più profonda la trance, oggi si prediligono trance il più possibile leggere. 

In questo stato la persona interagisce attivamente con l’esterno ed è direttamente coinvolta nel processo di cambiamento. 

Anche negli stati di ipnosi più profonda, il soggetto conserva la propria volontà, capacità di giudizio e di reazione agli stimoli rilevanti.

Pertanto l’idea che dipinge il soggetto ipnotizzato come un automa non trova riscontro nell’ipnosi moderna.

Dopo la seduta si ricorda esattamente ciò che è avvenuto durante la trance ipnotica.

In certi casi, possono essere dimenticate quelle parti dell’esperienza in cui l’inconscio lavora senza palesarsi.

Inoltre, non è necessario credere all’ipnosi perché funzioni: la letteratura scientifica ne conferma l’efficacia a prescindere dalle credenze individuali.

ipnosi clinica

Durante la seduta si rimane coscienti e dopo la seduta si ricorda tutto ciò che è avvenuto. Mentre in passato si credeva che l’efficacia dell’intervento fosse tanto maggiore quanto più profonda la trance, oggi si prediligono trance il più possibile leggere

 

Applicazioni dell’Ipnosi Ericksoniana

L’ipnosi ericksoniana è utilizzata in molti contesti, tra cui:

  • Psicoterapia: trattamento di ansia, depressione, traumi, fobie.
  • Gestione del dolore: per migliorare la tolleranza al dolore cronico o acuto.
  • Miglioramento personale: per aumentare l’autostima, superare blocchi creativi o raggiungere obiettivi lavorativi o nello sport.
  • Nel trattamento dei disturbi psicosomatici o per promuovere il rilassamento.

Questo approccio, grazie alla sua natura gentile e rispettosa, è molto apprezzato sia dai terapeuti che dai pazienti.

Ti interessa approfondire questo argomento?

Sono un osteopata e psicoterapeuta con un master in Ipnosi Clinica all’Istituto Nicoletta Gava.

Nella mia attività l’ipnosi si è rivelata un valido supporto all’osteopatia per un migliore recupero negli infortuni e nella terapia del dolore.

Utile anche per sviluppare il proprio potenziale e come preparazione mentale in un percorso di coaching.

Sull’argomento puoi leggere:


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Michele Zanolli

Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.

Michele Zanolli

Osteopata & Mental Coach

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L’utilità dell’ipnosi clinica nel recupero degli infortuni nell’atleta

L’utilità dell’ipnosi clinica nel recupero degli infortuni nell’atleta

Zanolli Osteopatia

Nella carriera di uno sportivo l’infortunio è una fase delicata che richiede un intervento deciso e risolutivo. La psicologia dello sport guarda all’ipnosi come a una tecnica efficace di recupero

L’infortunio nello sport rappresenta sempre una fase molto critica sia per il professionista e sia per lo sportivo comune.

Le ripercussioni che hanno le diverse tipologie di infortuni influiscono sulla psicologia dell’atleta aumentando i tempi di recupero e di reattività all’evento traumatico.

Risulta infatti evidente da numerose ricerche di psicologia sportiva (vedi cit. fonti a fine articolo) che la preparazione mentale degli atleti è altrettanto importante quanto la preparazione fisica.

In questa direzione la psicologia dello sport ha trovato nell’ipnosi un’efficace tecnica di intervento sia post infortunio sia durante la normale attività di allenamento e gara.

Un percorso quello dell’ipnosi, chiamata anche “immaginazione guidata” o “visualizzazione attiva” per usare dei termini più descrittivi, che viene inserito nei programmi riabilitativi per superare quel trauma psicologico tanto difficile da circoscrivere.

Parliamo di ipnosi: definizione e ricerche

L’ipnosi è uno stato di coscienza diverso dallo stato di veglia comune (definizione del ricercatore André Muller Weitzenhoffer).

Ecco che il supporto dell’ipnotista che applica l’ipnosi al paziente è utile per produrre dei cambiamenti nelle percezioni e nei pensieri con l’obiettivo di cambiare gli schemi di comportamento (Michael Heap e Kottiyattil K. Aravind, 2001).

In tal senso la fase ipnotica nello sport porta ad un aumento dello stato di rilassamento dello sportivo fino al miglioramento della propria emotività.

Ma non solo.

Con l’ipnosi si arriva ad agire sul dolore cronico che può durare anche dopo il recupero dall’infortunio.

A rigurado ci sono delle ricerche pubblicate dagli psicologi Guy Montgomery, Katherine Duhamel e William H. Read che dimostrano l’efficacia delle cure ipnotiche nella gestione del dolore.

Dai 18 studi pubblicati dagli stessi psicologi, il 75% dei partecipanti hanno ottenuto un significativo sollievo grazie a queste tecniche.

 

infortunio sport

L’infortunio nello sport è una fase delicata da risolvere sia dal punto di vista fisico che psicologico. Per questo serve il supporto di un professionista

 

Quali benefici può portare l’ipnosi clinica

L’uso dell’ipnosi è da ritenersi utile per bloccare l’elaborazione del dolore da parte del cervello aumentandone la soglia del sollievo.

Inoltre l’ipnosi contribuisce a ridurre le fasi di ansia e stress provocate da uno stato di sofferenza fornendo una forma di dissociazione tra gli stimoli dolorosi e non.

Una specie di analgesico che allevia la percezione dolorosa e che facilita il ritorno dell’atleta agli allenamenti e alle gare.

Con l’ipnosi si arriva a potenziare divesi aspetti, tra questi:

  • lo sviluppo di una motivazione profonda,
  • aumentare la capacità di recupero psico-fisico,
  • distogliersi dai pensieri demolitivi e controproducenti,
  • aumentare la resistenza alla fatica,
  • capire come trovare il giusto livello di concentrazione necessario alle diverse necessità di allenamento o gara,
  • controllare ansia e tensione.

Il consiglio del professionista

I periodi di infortunio di un’atleta, dovuti a distorsioni, strappi muscolari, fratture o altro, sono associati a fasi di inattività dove aumenta il senso di frustazione per la mancata preparazione fisica.

Ecco che la gestione della tensione e delle emozioni che si manifestano in queste occasioni richiede un intervento di supporto.

Con un programma di ipnosi e autoipnosi proposto dal professionista e personalizzato in base alle caratteristiche psico-somatiche di ogni atleta, si può preparare il ritorno ottimale alla performance sportiva. 

In conclusione si può affermare che la gestione del dolore post trauma richiede un intervento mirato dove l’applicazione dell’ipnosi trova dei risultati ottimali.

E attraverso l’applicazione di questa “immaginazione guidata” l’atleta arriva a percepire quella sensazione di fiducia indispensabile per riattivarsi con più vigore ed energia.

È importante ricordare che:
  • durante la seduta di ipnosi si rimane coscienti. Mentre in passato si credeva che l’efficacia dell’intervento fosse tanto maggiore quanto più profonda la trance, oggi si prediligono trance il più possibile leggere;
  • non è necessario credere all’ipnosi perché funzioni, la letteratura scientifica ne conferma l’efficacia a prescindere dalle credenze individuali;
  • dopo la seduta si ricorda esattamente ciò che avviene.
 
Se ti interessa parlarne con me contattami, sarò felice di aiutarti.

 

Fonti

  • Heap, M., & Aravind, K. A. K. (2001). Hartlands Medical and Dental Hypnosis. Elsevier Health Sciences.
  • Montgomery G. H., DuHamel K. N., Redd W. H. (2000). “A meta-analysis of hypnotically induced analgesia: how effective is hypnosis?”. International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis.
  • Enrico Facco, (2014). Meditazione e ipnosi. Tra neuroscienze, filosofia e pregiudizio. Edizioni Altravista.

 

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Michele Zanolli
Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.

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Dolore cronico: come riconoscerlo e come gestirlo

Dolore cronico: come riconoscerlo e come gestirlo

Zanolli Osteopatia

Dolore cronico, ne soffrono 13 milioni di italiani e 150 milioni di europei. Studi recenti ci insegnano a gestirlo 

Per dolore cronico si intende quel dolore che dura da oltre tre mesi, o che persiste da oltre un mese dopo la risoluzione della lesione o del problema che lo ha originato.

Il dolore cronico è oggi una patologia a cui si riserva poca attenzione in ambito sanitario e sociale, benché ne soffrano circa 13 milioni di italiani e 150 milioni di cittadini europei (fonte: Osservatorio malattie rare-OMAR).

Lo studio sul dolore cronico

Lo studio a cui mi riferisco è il Rapporto Istisan “Dolore cronico in Italia e suoi correlati psicosociali dalla “Indagine europea sulla salute” (European Health Interview Survey) 2019, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (scarica il PDF).

Dai risultati emerge che il dolore cronico affligge circa 4 milioni di uomini e quasi 6 milioni e mezzo di donne ed è presente nell’8% della popolazione di 18-44 anni, con un aumento al 21,3% tra i 45-54enni, al 35% tra i cosiddetti “giovani anziani” (65-74enni), fino a raggiungere il 50% negli ultra-ottantacinquenni.

Per il dolore cronico si confermano le diseguaglianze di genere: il divario nelle stime di prevalenza tra maschi e femmine inizia infatti già all’età di 35 anni, e va man mano ampliandosi a sfavore delle persone di sesso femminile, con percentuali superiori di oltre 15 punti tra gli anziani (65 anni e più).

Nel complesso, il 60% delle persone adulte con dolore cronico in Italia è di sesso femminile.

Come si può riconoscere il dolore cronico? È possibile imparare a conviverci?

Il dolore è qualcosa che il corpo umano usa per dire che qualcosa non va. Chi prova dolore a volte non riesce a identificarne la causa, con una serie di conseguenze nella propria quotidianità e sulla qualità della vita.

Anche l’invecchiamento del corpo può portare con sé una serie di dolori che vanno a impattare sulla qualità della vita.

Ricordiamo che la definizione di dolore cronico è un dolore persistente, continuo o ricorrente, che dura da più di 3 mesi.

Diversamente dal dolore acuto, che è provocato da una specifica malattia o lesione, il dolore cronico diventa esso stesso malattia se non viene gestito in modo corretto e velocemente.

Terapia del dolore cronico

La terapia per un dolore cronico deve essere guidata dagli specialisti, evitando il fai da te, che spesso porta a ritardi nella diagnosi corretta e compromette i risultati terapeutici.

È importante che i pazienti affetti da dolore cronico si affidino alle cure dei medici terapisti del dolore, che sanno consigliare il tipo di farmaco adatto alla situazione.

I tipi di farmaci più comunemente utilizzati per il dolore cronico sono i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), il paracetamolo, gli oppiacei, gli antidepressivi e i miorilassanti (farmaci che rilassano la muscolatura contratta).

Ipnosi e gestione del dolore: caso clinico

Non tutti i pazienti rispondono ai farmaci antidolorifici comunemente utilizzati. Per questo motivo la comunità scientifica si sta concentrando sulla ricerca di strumenti non farmacologici di gestione del dolore.

In un articolo de L’American Journal of Clinical Hypnosis viene descritto il caso di un paziente di 67 anni affetto da una grave neuropatia diabetica che non aveva risposto a tre cicli di trattamenti con farmaci antidolorifici.

Il quadro aveva costretto l’uomo ad un pensionamento anticipato ed aveva favorito l’esordio di un disturbo depressivo.

Gli autori riportano che, dopo aver lavorato con l’ipnosi e l’autoipnosi, oltre ad aver riportato un miglioramento nella sintomatologia e nella qualità di vita, il paziente ha potuto ridurre i dosaggi di farmaci.

Testimonianze come questa dimostrano quanto le metodiche ipnotiche siano efficaci nel raggiungimento di un benessere psico-fisico in varie tipologie di pazienti affetti da dolore cronico.

Ne ho parlato anche in un recente articolo sulla Fibromialgia, un disturbo funzionale che si manifesta principalmente con una aumentata sensibilità alla pressione, diffusa in diversi distretti corporei.

Se vuoi approfondire questo discorso, o se soffri di dolore cronico e vuoi saperne di più su come funziona l’ipnosi, non esitare a contattarmi.

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Fibromialgia: cos’è e come ridurre il dolore

Fibromialgia: cos’è e come ridurre il dolore

Zanolli Osteopatia

Studi svolti negli USA hanno dimostrato l’efficacia dell’ipnosi nella gestione del dolore cronico e nel miglioramento delle stile di vita dei pazienti

La fibromialgia è un disturbo funzionale che si manifesta principalmente con una aumentata sensibilità alla pressione, diffusa in diversi distretti corporei. 

Al dolore generalizzato e cronico si accompagnano sintomi quali affaticamento, insonnia, aumentato stress, disturbi cognitivi, depressione ed ansia: tutti fattori che limitano l’attività fisica e l’interazione sociale. 

La fibromialgia colpisce circa il 2.7% della popolazione mondiale, circa 2 milioni di persone in Italia, più spesso donne in età adulta. 

Le sue conseguenze generano effetti negativi sulla vita quotidiana di chi ne soffre, impedendo loro di svolgere serenamente anche attività routinarie come fare una doccia o vestirsi.

Fibromialgia: sintomi comuni

I sintomi della fibromialgia sono molti e di natura diversa. Quasi sempre è presente un dolore cronico e diffuso in tutto il corpo che interessa muscoli, tessuti fibrosi (tendini e legamenti) e articolazioni. 

Le zone più colpite sono spalle, collo, torace, anche e braccia. Il dolore tipicamente aumenta se viene esercitata pressione coi polpastrelli in alcuni punti sensibili, detti tender points.

I sintomi possono comparire in modo graduale e aggravarsi con il passare del tempo, oppure esordire improvvisamente dopo un evento scatenante, come un trauma fisico, un’infezione o uno stress psicologico.

Altri sintomi comuni sono stanchezza e affaticamento (astenia), disturbi dell’umore e del sonno (irritabilità, nervosismo, ansia, insonnia), disturbi correlati allo stress (come il disturbo post-traumatico da stress), sindrome del colon irritabile, emicrania, rigidità muscolare, formicolii in entrambi i lati del corpo, patologie a carico del tessuto connettivo (come le artriti reumatoidi o il lupus).

Esiste una cura per la fibromialgia?

Non esiste una cura risolutiva per la fibromialgia, che nella maggior parte dei casi è una condizione cronica. È però possibile conviverci, alleviandone la sintomatologia.

A seconda della severità del disturbo può essere utile la combinazione di diversi approcci terapeutici, quali l’impiego di farmaci per gestire il dolore e per migliorare la qualità del sonno (antidolorifici e antidepressivi, antiepilettici e miorilassanti) uniti ad esercizi di stretching (per allungare la muscolatura) e all’utilizzo di tecniche di rilassamento per gestire lo stress, quali la terapia cognitivo comportamentale, la meditazione o tecniche di respirazione profonda. 

Per la cura dei sintomi della fibromialgia è utile anche seguire un’alimentazione equilibrata e sana, a basso contenuti di zuccheri.

Tuttavia, la terapia farmacologica si è rivelata efficace solo sul 30%-50% della popolazione. 

Curare la fibromialgia con l’ipnosi: lo studio

Grazie all’Ipnosi clinica si riesce a gestire la sintomatologia fibromialgica.

In una ricerca, il cui studio è stato pubblicato sull’American Journal of Clinical Hypnosis (ASCH), si è occupata di valutare l’efficacia dell’ipnosi nel trattamento del dolore cronico dovuto a fibromialgia. Il campione, composto da 97 partecipanti, è stato suddiviso in due gruppi. 

Mentre entrambi i gruppi hanno ricevuto il trattamento farmacologico standard suggerito per la gestione della patologia, solo i partecipanti del gruppo sperimentale hanno preso parte ad un programma terapeutico con l’uso di ipnosi. 

I risultati hanno mostrato che le persone assegnate al gruppo sperimentale, al termine dello studio, riportavano una migliore qualità di vita, meno dolore, più energia, umore più alto. Questo studio dimostra inoltre che l’ipnosi può essere utile in molti tipi di disturbi psicosomatici.

Alcuni pazienti hanno raccontato come, grazie all’ipnosi, sia possibile acquisire il controllo sull’intensità del dolore percepito, e molti di essi hanno ottenuto grandi benefici già dopo i primi incontri. Questi risultati, confermati dalla letteratura, sono avvalorati dal fatto che l’osservazione compiuta attraverso risonanza magnetica funzionale del cervello dei partecipanti ha rilevato una minore attivazione dei circuiti neurali del dolore.

La letteratura scientifica ha da poco prodotto una ulteriore prova sull’efficacia dell’ipnosi e dell’autoipnosi nel trattare quadri clinici comunemente considerati psicosomatici, cioè in cui la mente sembra avere un ruolo importante nel generare una sofferenza del corpo.

L’inconscio è una risorsa, e scoprire di avere dentro di se una riserva di energie e conoscenze che non si sa di possedere può produrre effetti positivi su molti aspetti della vita. 

Se vuoi approfondire questo discorso, o se soffri di fibromialgia e vuoi saperne di più su come funziona l’ipnosi clinica, non esitare a contattarmi.

 

Riferimenti bibliografici

1.    Bernardy K, Fuber N, Klose P, Hauser W. Efficacy of hypnosis/guided imagery in fibromyalgia syndrome – a  systematic review and meta-analysis of controlled trials. BMC Muscoloskeletal Disorders, 2011, 12, 1-11
2.    Castel A, Perez M, Sala J, Padrol A, Rull M. Effect of hypnotic suggestion on fibromyalgic pain: comparison between hypnosis and relaxation. European Journal of Pain, 2007,11, 463-468.
3.    Derbyshire SWG, Whalley MG, Oakley DA. Fibromyalgia pain and its modulation by hypnotic and non-hypnotic suggestion: an fMRI analysis. Journal of Pain, 2009, 13, 542-550
4.    www.nicolettagava.it

Michele Zanolli

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