
Il dolore cervicale è sempre più diffuso nella popolazione a causa delle posizioni scorrette tenute con il collo. Trovare una soluzione significa migliorare il livello di benessere personale e la qualità della vita.
La percentuale di coloro che soffrono di cervicalgia è in costante aumento.
Il dolore cervicale, o cervicalgia, è un problema riscontrato da chi lavora davanti ad un computer, da posizioni scorrette alla guida o durante il sonno ma è anche conseguenza del continuo piegarsi sul cellulare.
Essendo il collo una zona composta da delicati complessi articolari (come importanti vasi sanguigni ed elementi del sistema nervoso, oltre a numerosi muscoli e le prime due vertebre cervicali) non bisogna sottovalutare il dolore.
I sintomi possono essere differenti:
- dolori localizzati al collo e alla zona cervico-scapolare
- mal di testa
- rigidità e tensione muscolare
- mobilità limitata
- dolori alla colonna dorsale, delle spalle e, nei casi più gravi, lungo le braccia.
Se non curata, la cervicalgia può arrivare a provocare vertigini e nausea.
E qui diventa importante capire da quale zona precisa del nostro corpo proviene la causa che amplifica la patologia.
Primo passo: capire la provenienza del dolore
Ci possono essere diverse cause scatenanti che acutizzano la cervicalgia.
Tra queste cause è indispensabile capire se provengono da problemi posturali, da un’ernia discale (che provoca una compressione delle radici nervose) oppure sono la conseguenza di un trauma.
Anche un semplice torcicollo, causato da un brusco movimento o da uno sbalzo termico, può causare una contrattura muscolare che limita il regolare movimento del collo.
Se trascorsi un paio di giorni il dolore non svanisce, allora è il caso di agire con un consulto da uno specialista.
In presenza di un trauma, invece, i tempi di recupero si allungano. È il caso del colpo di frusta dovuto ad un incidente.

La cervicalgia rappresenta una delle patologie più diffuse. Il consulto con uno specialista è il primo passo per recuperare la funzionalità
Ultima ricerca pubblicata su The Lancet Rheumatology
Secondo una ricerca svolta dal Global Burden of Disease (GBD – programma di ricerca regionale e globale composto da oltre 3600 ricercatori di 145 paesi) e pubblicata su The Lancet Rheumatology (rivista scientifica specializzata pubblicata da The Lancet) nel marzo 2024, si prevede un aumento a livello mondiale dei casi di dolori al collo e soprattutto per le donne.
Ecco alcuni dati riportati nella ricerca.
“Entro il 2050, si prevede che il numero globale di casi di dolore al collo sarà di 269 milioni, con un aumento del 32,5% dal 2020 al 2050. L’analisi di scomposizione delle proiezioni ha mostrato che la crescita della popolazione era il fattore principale, seguito dall’invecchiamento della popolazione.
A livello globale, nel 2020, il dolore al collo ha colpito 203 milioni di persone. Il tasso di prevalenza globale standardizzato per età del dolore al collo è stato stimato in 2450 casi per 100.000 abitanti e il tasso globale per età è stato stimato in 244 casi per 100 .000. È rimasto stabile tra il 1990 e il 2020 (variazione percentuale 0,2%).
A livello globale, le donne avevano un tasso di prevalenza standardizzato per età più elevato (2890 per 100.000 abitanti) rispetto ai maschi (2000 per 100.000 abitanti), con un picco di prevalenza tra 45 e 74 anni nei maschi e nelle femmine”.
(Fonte: thelancet.com con DOI ID)
Se ti interessa approfondire ti allego qui sotto il PDF della ricerca (licenza Creative Commons BY 4.0 Deed).
Sintomi e cura del colpo di frusta
Nel caso del colpo di frusta, dovuto spesso a un tamponamento in macchina o ad uno scontro subito alle spalle, siamo in presenza di un possibile danneggiamento delle fibre muscolari e legamentose.
Il colpo di frusta può provocare anche nausea, vetigini e forti mal di testa oltre alla possibilità di irradiamento del dolore dell’arto superiore.
Con questa sintomatologia la cura prevede tre fasi.
Prima fase: riduzione del dolore e dell’infiammazione con terapie strumentali (Laser o Tecar) o con farmaci antinfiammatori e miorilassanti nel caso di dolore acuto.
Seconda fase: trattamento manuale per migliorare le contratture con delle manipolazioni vertebrali.
Terza fase: agire con esercizi mirati al recupero della mobilità per rinforzare i muscoli che sostengono il tratto cervicale.
Cervicalgia non traumatica
Diverso è l’approccio quando la causa della cervicalgia non è traumatica.
In questo caso bisogna approfondire le abitudini di vita del paziente per impostare un piano di recupero.
Ci può essere la possibile presenza di un’ernia cervicale se, per esempio, ci sono sintomi come formicolìo o dolore al braccio.
In questo caso è possibile risolvere con una terapia conservativa, se l’osteopata o il fisioterapista la ritengono più efficace.
In ogni modo l’intervento dell’osteopata avviene prima con una ricerca con dei test su tutto il corpo.
Un’indagine che si concentra sia su muscoli e ossa sia sulla zona viscerale del collo e dell’addome per arrivare al cranio con le terminazioni nervose.
Questi test servono all’osteopata per indagare sulla zona di dolore, nello specifico la zona cervicale, e sono importanti per capire se il problema del paziente è di sua pertinenza oppure di un altro specialista.
Soffri anche tu di cervicalgia?
Non aspettare che il dolore si acutizzi o diventi più persistente.
Prima si comprende la causa scatenante e meglio si interviene con una specifica terapia.
Contattami per un consulto: il mio studio si trova a Santa Maria di Zavio (Verona).
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Michele Zanolli
Da più di 30 anni come Osteopata aiuto i pazienti nel recupero della funzionalità di muscoli e articolazioni oltre e al ripristino delle principali funzioni fisiologiche generali, anche con l’uso dell’ipnosi clinica ericksoniana.
Negli anni mi sono specializzato anche in Mental Coaching seguendo atleti di varie discipline sportive, dal rugby al sollevamento pesi, nuoto, triathlon, motocross e football americano.
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